La guerre (Henri Rousseau)

Vorrei iniziare con alcune voci emblematiche:

«Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire» (Jean-Paul Sartre)

«La vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi» (Discorso tenuto da Enrico Fermi nel 1947)

Credo che sia opportuno sgombrare il terreno da incomprensioni: la Scienza non è né per la pace né per la guerra, né per né contro le armi. La scienza indaga sulle leggi della natura, potremmo dire che la scienza è neutrale.

Si è espresso lucidamente, in questo senso, Bertrand Russell (1872-1970), matematico è filosofo:

«Non si richiede al fisico o al chimico di provare l’importanza etica degli atomi, non ci si aspetta che il biologo dimostri l’utilità degli animali o delle piante che studia. Il fisico cerca semplicemente di scoprire i fatti, non di valutare se sono buoni o cattivi.»

Ancor più netto il grande matematico David Hilbert (1862-1943):

«Si sente molto parlare dell’ostilità tra scienza e tecnica. Penso che ciò non sia vero. Scienza e tecnica non hanno nulla da spartire».

SCIENZA E TECNICA

Il tecnico lavora a un progetto: forgiare una spada, un mulino per  macinare il grano, un veliero, la macchina a vapore. Anche lo scienziato, a volte: una macchina per accelerare le particelle, un radiotelescopio, una macchina per fare il vuoto. Ma, in generale, sviluppa teorie per interpretare la natura, teorie come la meccanica classica, l’elettromagnetismo, la relatività, la meccanica quantistica.

Tuttavia, in numerosi casi è stato proprio lo sviluppo tecnico a permettere scoperte scientifiche, infatti, in molti casi, gli scienziati, per le loro indagini, sviluppano tecniche (vuoto, freddo, onde elettromagnetiche, raggi X, EPR, NMR …), tecniche che spesso vengono esportate nella società in forma di applicazioni pratiche, a volte anche militari.

Joseph John Thomson non avrebbe potuto scoprire l’elettrone se non avesse potuto contare sulla tecnologia del vuoto necessaria per costruire il tubo catodico.

Tubo di Crookes

Molte delle tecnologie oggi considerate essenziali — dai computer alle telecomunicazioni, dalla risonanza magnetica alla spettrometria di massa — sono il frutto di percorsi scientifici non lineari, che hanno combinato creatività, imprevisto e indipendenza intellettuale.

Molte innovazioni tecnologiche, frutto della ricerca fisica, hanno trovato applicazioni nel settore militare: laser e maser, fibre ottiche, ottica integrata, impiantazione ionica, elettronica a semiconduttori, memorie a bolle magnetiche. In sostanza, ogni progresso in un qualsiasi ramo della fisica può trasformarsi in tecnologia strategica

Dunque, scienza e tecnica non si pongono in rapporto gerarchico, ma si alimentano reciprocamente.

RESPONSABILITÀ

È ingiusto attribuire alla scienza la responsabilità esclusiva delle sue possibili applicazioni negative. Certo, la scienza ha contribuito alla costruzione di armi micidiali, ma è anche grazie ad essa che si è ridotto il tasso di mortalità, si è migliorata la qualità della vita, si è garantito l’accesso a cibo sicuro, si sono compresi i meccanismi delle malattie e sviluppate le cure.

Tuttavia, se la scienza è neutra rispetto ai “valori”, diversa è la situazione per gli scienziati; alcuni di essi non si limitano a decifrare la natura, ma lavorano alla produzione di nuove armi, diventano consiglieri dei militari o dei politici (falchi e colombe); altri sentono la loro responsabilità verso la società, ammoniscono sui rischi connessi con lo sviluppo di nuove armi e si impegnano pubblicamente per la pace, la distensione, il disarmo.

Ricordiamo alcuni tra i molti scienziati che produssero armi.

Archimede, il più grande scienziato dell’antichità classica: la leggenda ci parla di specchi ustori che, concentrando i raggi solari, incendiano le navi avversarie, enormi gru che le sollevano e le fanno affondare.

Leonardo da Vinci, in una lettera in dieci punti a Ludovico il Moro, per farsi assumere, scrisse: «… so fabbricare.mortai, bombe a mano, carri d’assalto, cortine fumogene …. Solo al decimo punto della lettera scrisse: In tempo di pace credo satisfare benissimo in architettura, in conducer acqua da un loco ad un altro. Item, conducerò in scultura di marmore di bronzo.»

 

Cartesio e Stevino servirono, come ingegneri militari, il principe di Orange; anche il Conte Rumford fu consigliere militare del Principe di Baviera.

Fritz Haber, Premio Nobel per la sintesi dell’ammoniaca, nell’aprile del 1915, organizzò, a Ypres, l’attacco coi gas di cloro da lui prodotti: il primo attacco chimico della storia. La moglie, quando lo seppe, si suicidò con il revolver del marito.

Robert Oppenheimer, insieme ad altri scienziati, nel Progetto Manhattan, consigliò i militari di lanciare la Bomba atomica sulle città del Giappone, indicando anche le caratteristiche che queste dovevano presentare per rendere più efficace l’effetto della tremenda esplosione.

Anche dopo la guerra, Oppenheimer fu consigliere del governo degli Stati Uniti.

Oggi è facile condannare gli scienziati che collaborarono alla realizzazione della Bomba, ma per capire la loro scelta bisogna tornare a quei terribili anni trenta del XX secolo. Nel 1933 Hitler sale al potere; due anni dopo emana le leggi razziali, che porteranno al genocidio di sei milioni di ebrei, tra l’indifferenza di buona parte dei paesi democratici. Nel 1936 invade la Renania, nel 1938 annette l’Austria e invade la Cecoslovacchia, l’anno seguente invade la Polonia e inizia la Seconda guerra mondiale.

Maggio 1939: l’Italia firma il Patto d’acciaio

Il 10 giugno 1940 anche l’Italia entra in guerra. Ricordo che io, ragazzino, inquadrato nei Balilla, ero entusiasta, sognando battaglie, vittorie e gloria. Mia nonna, che aveva vissuto gli anni della Prima Guerra mondiale, piangeva.

Alla fine del 1938, in Germania, Otto Hahn scopre la fissione dell’uranio e ben presto i fisici in vari Paesi si rendono conto che questo fenomeno potrebbe essere sfruttato per ottenere un esplosivo di spaventosa potenza.

Alla luce di queste schematiche considerazioni è evidente che il timore che la Germania nazista costruisse la Bomba potesse essere fondato. Su questa base Szilard e Wigner, due fisici ebrei fuggiti dall’Ungheria, sottoposero ad Einstein la bozza di una lettera per il Presidente Roosevelt nella quale si sollevavano queste preoccupazioni. Einstein la firmò, pentendosene molti anni dopo.

«La guerra: un massacro di gente che non si conosce, per gli interessi di gente che si conosce, ma non si massacra.» (Paul Valéry)  

Rispetto a questo insieme di problemi, si possono classificare gli scienziati in due categorie, i Falchi e le Colombe.

I Falchi sviluppano nuove armi, come la bomba H e la bomba N, propongono nuove strategie, come la SDI o “Guerre stellari”, si oppongono a trattati che limitano la corsa al riarmo o che introducono forme di controllo; in alcuni (pochi) casi propongono addirittura attacchi preventivi.

Fra i più noti, Edward Teller e Ernst Lawrence, sostenitori della bomba H, e John von Neumann, che nel dopoguerra propose il bombardamento atomico preventivo dell’Unione Sovietica.

Le Colombe, tra i quali Bertrand Russell e Franco Rasetti – che rifiutò di partecipare al Progetto e, dopo la guerra, abbandonò la fisica per dedicarsi a studi di paleontologia, botanica ed entomologia – Piotr Kapitza, e molti altri. Max Born scrisse, in seguito:

«Ero convinto che la bomba atomica fosse un’invenzione diabolica e non volevo averci a che fare. Sebbene odiassi Hitler e i nazisti, e il popolo tedesco per il consenso che gli aveva tributato, non potevo appoggiare azioni che avrebbero portato non solo alla morte dei nazisti e dei soldati di Hitler, ma di bambini e persone innocenti

Singolare il caso di Józef Rotblat, fisico polacco che aveva partecipato al Progetto Manhattan. Alla fine, quando fu assodato che la Germania, ormai sconfitta, non aveva in corso progetti validi per la Bomba, si rifiutò di proseguire a lavorarvi e chiese di andarsene, unico tra i suoi colleghi. Gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace.

Józef Rotblat e il mio amico e collega Francesco Calogero

Di fronte al progetto della bomba H, o termonucleare, Rabi e Fermi si opposero:

«Riteniamo sbagliato, sulla base di fondamentali principi etici, avviare il programma di una tale arma.  Non esistono limiti alla distruttività di quest’arma […] la sua stessa esistenza è un pericolo per l’umanità».

Esplosione della prima bomba termonucleare della storia: il test Ivy Mike

Teniamo conto, però, che queste classificazioni semplificano la realtà. Spesso le varie posizioni convivono nella stessa persona. Enrico Fermi ne è un esempio.

Fermi è scienziato puro quando, da giovane, sviluppa la statistica delle particelle e quando studia la radioattività indotta da neutroni lenti; è tecnologo quando realizza il primo reattore nucleare, è consigliere dei militari quando consiglia come usare la bomba atomica contro il Giappone, è contro la guerra quando si dichiara contro la bomba termonucleare per ragioni etiche. Torna a essere scienziato nel dopoguerra, all’Università di Chicago.

IMPEGNO SOCIALE

Molti scienziati, convinti della loro responsabilità morale di informare, di ammonire e di mobilitare le coscienze, sono stati e sono attivi nel prendere posizioni pubbliche sui rischi che comportano le armi atomiche e una corsa agli armamenti.

Il caso più noto è il Manifesto Russell-Einstein (9 luglio 1955) il più importante documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano.

«Ci attende, se sapremo scegliere, un continuo progresso di felicità, conoscenza e saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Facciamo un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione universale.»

Esso diede impulso ad altri movimenti e organizzazioni, come il movimento Pugwash (Pugwash Conferences on Science and World Affairs), fondato nel 1957 da Bertrand Russell e Józef Rotblat, la Union of Concerned Scientists, lo Stockholm International Peace Research Institute, il Bulletin of the Atomic Scientists, il SANA, il Senzatomica, la Rete Italiana Pace e Disarmo, l’Unione Scienziati Per il Disarmo (USPID)[1], perché  faccio parte del suo consiglio scientifico.

Anch’io in quegli anni ho raccolto firme per il movimento “Partigiani della pace”, ho scritto, ho parlato nelle scuole.

In seguito, con mia figlia Elena di 12 anni, ho partecipato alla prima Marcia per la pace, camminando sotto una pioggerellina da Parma a Reggio Emilia.

Il problema della bomba atomica, dopo decenni di (quasi) tranquillità, è tornato attuale con le preoccupanti dichiarazioni di Vladimir Putin, di ricorrere al suo impiego «in caso di minaccia all’integrità territoriale del nostro Paese» (19 novembre 2025). Un’escalation «incredibilmente pericolosa e irresponsabile», ha denunciato la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari.

Né ci confortano le parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone[2] sull’ipotesi di un attacco preventivo (!) alla Russia nel contesto di una guerra ibrida. Mosca parla di un “passo estremamente irresponsabile”.

 

 

NOTE

[1] In cui faccio parte del consiglio scientifico.

[2] Ammiraglio italiano, presidente del comitato militare NATO dal 17 gennaio 2025.

 

Autore

  • Roberto Fieschi (classe 1928), professore emerito dell’Università di Parma, è un fisico italiano e insieme a figure come Angelo Baracca (1939-2023) è stato fin dagli anni Sessanta, e ancora oggi, un campione della lotta per la pace e contro la proliferazione delle armi nucleari. È autore di numerosi libri, tra i quali segnaliamo: Macchine da guerra. Gli scienziati e le armi, insieme a C. Paris De Renzi (Einaudi, 1995) e, recentissima, una Breve storia della bomba. La nascita delle armi nucleari 1938-1955, Fiorenzo Albani Editore, 2023.

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