Il tè vanta una storia profondamente radicata nella civiltà umana. L’infusione derivata dalle foglie di Camellia sinensis[1], dal  2700 a.C, si è imposta come bevanda globale, risultando oggi la più consumata al mondo, dopo l’acqua[2]

È diffuso anche un altro primato associato al tè: che sia la seconda merce fisica più commercializzata al mondo dopo il petrolio. Un’affermazione tanto ripetuta, quanto priva di fondamento, ma straordinariamente resiliente. Ciò che affascina, tuttavia, non è tanto la sua falsità economica, quanto la sua persistenza simbolica.

Le prime occorrenze note di questa affermazione compaiono in testi divulgativi e articoli nell’ultimo ventennio del Novecento, spesso privi di riferimenti statistici. Si può ipotizzare che il mito sia nato per sovrapposizione semantica: l’industria del tè cercava di enfatizzare la propria centralità simbolica, e qualcuno trasformò un dato qualitativo (il tè è una delle merci più diffuse al mondo) in un superlativo competitivo (la seconda dopo il petrolio), imponendo il linguaggio del primato tipico della comunicazione economica.

In termini puramente commerciali, il mito è facilmente smentibile. Secondo i dati della Food and Agriculture Organization (FAO) e dell’International Trade Centre (ITC), il tè non figura nemmeno tra le prime venti merci degli scambi mondiali. Lo superano ampiamente petrolio, gas, automobili, chip, grano, ferro, rame, caffè. La produzione mondiale di tè ha un valore di circa 20-250 miliardi di dollari[3], cifre che impallidiscono di fronte ai trilioni del mercato energetico o tecnologico.

La questione più interessante è che nessuno sembra voler smentire il mito. Le agenzie del tè, i Paesi produttori, la stampa lo ripetono con una leggerezza che sfiora la connivenza poetica. Il mito, infatti, non si diffonde per errore, ma perché diventa dispositivo culturale. Che funziona perché istituisce una coppia archetipica: tè e petrolio. L’uno è chiaro, profumato, rituale, l’altro scuro, viscoso, esplosivo; l’uno vegetale, l’altro minerale; l’uno simbolo di pausa, l’altro di accelerazione. Uno è energia che organizza il mondo tramite socialità, estetica, disciplina del tempo, accoglienza, pace, l’altro è energia che consuma il mondo. Il petrolio si erge come paradigma della modernità: estrazione, accelerazione, conflitto, distruzione, accumulo, energia materiale; il tè ne diventa il contro-paradigma: lentezza, ritualità, aggregazione, cultura, energia spirituale. Oro verde e greggio: gentilezza civilizzatrice in opposizione alla durezza del mondo industriale. Questa lettura simbolica trova eco nella tradizione orientale del tè come rito di consapevolezza, in cui ogni gesto tende alla perfezione ed è esercizio di presenza. L’Occidente, invece, ha costruito il proprio immaginario energetico sul dominio della materia: trasformare, estrarre, consumare. 

I miti servono a rendere pensabili le contraddizioni che una cultura non riesce a conciliare, sosteneva Claude Lévi-Strauss[4]. Il mito non elimina la contraddizione, ma la media, la maschera o la sposta attraverso una serie di trasformazioni, rendendo così un conflitto inconciliabile più accettabile o comprensibile per la comunità che lo narra. Qui la contraddizione è evidente: l’uomo moderno dipende da combustibili che distruggono il pianeta. Questa contrapposizione viene risolta con un’immagine conciliatrice: l’energia può essere dolce e pulita, salutare, in armonia con la natura e può essere diffusa quasi come l’energia che distrugge e inquina. 

In definitiva, il mito del tè non mente: trasfigura. Ci ricorda che l’economia globale non è solo un insieme di scambi materiali, ma anche un paesaggio di sogni, memorie, desideri e promesse. Il tè, bevanda della calma, diventa simbolo compensativo di un’epoca fondata sull’esaurimento energetico e psichico. È la merce che non è solo merce, ma rito, meditazione, purificazione. Il suo primato immaginario rappresenta la speranza di un’economia meno aggressiva, capace di nutrire senza distruggere. Il sogno di un mondo dove la delicatezza possa prevalere sulla potenza. 

Questo mito è figlio della cultura globale che costruisce narrazioni di equilibrio per compensare le proprie ansie sistemiche. In un’epoca segnata dall’esaurimento delle risorse, dalla competizione energetica e dalla paura del futuro, il tè diventa l’immagine di un’energia gentile dell’attesa, della presenza e della cura, opposta al rumore dei motori.  Il mito trasforma l’economia in racconto morale, con la speranza che il commercio, un giorno, possa profumare di umanità.

 

NOTE:

[1] Camellia sinensis  era consumata già 5000 anni fa in Cina come cibo e farmaco. Le prime civiltà cinesi, risalenti a 4000-5000 anni fa, hanno dimostrato una profonda comprensione delle potenziali proprietà terapeutiche del tè, riconoscendo la sua capacità di affrontare e prevenire vari disturbi umani. Erling Hoh, V. H. M. (2009). The true history of tea. Thames & Hudson.

[2] Grigg, D.The worlds of tea and coffee: Patterns of consumption, August 2002, GeoJournal 57(4):283-294 DOI:10.1023/B:GEJO.0000007249.91153.c3

[3] Le cifre molto discordanti riferite al mercato globale del tè (da 18 miliardi USD a oltre 250 miliardi USD) sono dovute a diverse metodologie di calcolo e definizioni di mercato del tè, utilizzate dalle società di ricerca. Alcuni report misurano solo il mercato del tè tradizionale (foglie, bustine), venduto nei negozi. Altri includono anche il tè ready-to-drink (RTD), cioè le bevande a base di tè pronte per il consumo (in lattina, bottiglia). Alcuni includono anche il canale out-of-home (bar, ristoranti, teahouse), che aggiunge molto valore. Esistono anche report che parlano di alta gamma o specialty tea (high-end tea), ovvero prodotti premium (tè pregiati, biologici, rarità) con margini di profitto differenti. Global Tea Auction https://www.globalteaauction.com/global-tea-market/ riporta come Il mercato globale del tè non mostri segni di rallentamento. Gli esperti prevedono che raggiungerà i 102 miliardi di USD entro il 2025 e che continuerà a prosperare con tassi di crescita previsti (CAGR) tra il 6,3% e il 6,6% nei prossimi anni. Secondo Grand View Research, il mercato globale del tè tradizionale (foglie, tè classico) è stato stimato intorno ai 17,4 miliardi di USD nel 2024, con una crescita prevista fino a 24,6 miliardi entro il 2030 (CAGR ~6%) (CAGR ~6%) grandviewresearch.com+2grandviewresearch.com+2.  Un resoconto di Future Market Report stima il mercato del tè tradizionale a 18,5 miliardi di USD nel 2025, con una previsione di crescita fino a 29,5 miliardi entro il 2032. Future Market ReportBusiness Research Insights, invece ha proposto una stima molto più alta: 108,65 miliardi di USD per il 2024, e prevede che il mercato arrivi a 190,85 miliardi di USD entro il 2033. Business Research Insights. Per il settore high-end tea (tè premium / specialty), Cognitive Market Research ha stimato un mercato di 126,84 miliardi di USD nel 2024. Cognitive Market Research. In un rapporto citato da John Keells PLC, si nota che le stime per il 2024 variano molto a seconda della fonte, “da circa 17,42 miliardi fino a circa 80,94 miliardi di USD” a seconda dei metodi usati. In generale, le cifre più basse si riferiscano a segmenti specifici, come il solo tè RTD, o un’analisi ristretta alle sole materie prime. Le cifre attorno a 100 -150 miliardi di USD rappresentano la stima più attendibile e generale per il mercato globale di tè in bustina e sfuso. Le cifre più alte (fino a 250 miliardi di USD) includono segmenti aggiuntivi e in forte crescita, come il tè RTD e anche infusi e tisane non derivati dalla Camellia sinensis, o proiezioni a lungo termine, in cui il mercato del tè è inteso in modo molto ampio (inclusi accessori, teahouse, import/export, investimenti), o addirittura come un macro-settore di bevande a base di tè, che include molte categorie.

In sintesi, la cifra più equilibrata per la dimensione attuale del mercato globale del tè in senso lato (ma senza considerare segmenti troppo specifici) sembra essere vicina ai $100 – $110 miliardi

[4] C. Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto, Milano, Il Saggiatore, 1966. In sostanza, per Lévi-Strauss, la funzione primaria del mito è cognitiva e mediatrice, non storica o esplicativa in senso stretto. Il mito funziona come un “discorso enigmatico” che permette di esprimere e mediare opposizioni e contraddizioni che altrimenti sarebbero paradossali e inaccessibili al pensiero razionale ordinario. Il mito risulta essere un dispositivo logico che opera nella mente umana per affrontare e tentare di risolvere le contraddizioni fondamentali.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

1. Food and Agriculture Organization (FAO), FAOSTAT Database, 2024; International Trade Centre (ITC), Trade Map, 2024.

2. S. K. Jain, Tea: A Global History, Reaktion Books, 2011.

3. Hicks, A. (2001). Review of global tea production and the impact on industry of the Asian economic situation. In Asian International Tea Conference, Singapore, 5, pp. 227–231.

4. Erling Hoh, V. H. M. The true history of tea. Thames & Hudson, 2009.

5. Pan, S. Y. , Nie, Q. , Tai, H. C. , Song, X. L. , Tong, Y. F. , Zhang, L. J. , Wu, X. W. , Lin, Z. H. , Zhang, Y. Y. , Ye, D. Y. , Zhang, Y. , Wang, X. Y. , Zhu, P. L. , Chu, Z. S. , Yu, Z. L. , & Liang, C. (2022). Tea and tea drinking: China’s outstanding contributions to the mankind. Chinese Medicine, 17: 1-40. 27. DOI: 10.1186/s13020-022-00571-1

6. Grigg, D. The worlds of tea and coffee: Patterns of consumption, August 2002, GeoJournal 57(4):283-294 DOI:10.1023/B:GEJO.0000007249.91153.c3

 

Autore

  • Laureata in Filosofia estetica presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dedicata al concetto di tempo nell’arte giapponese. Da oltre vent’anni studia la cultura del tè, i suoi riti e le sue cerimonie. Ha conseguito una certificazione internazionale come Tea Sommelier, trasformando la sua passione in competenza teorica e pratica professionale. Come Tea Educator si è dedicata alla diffusione e all’insegnamento della cultura del tè. Attualmente è docente di Filosofia e Scienze umane.

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