Il cambiamento intellettuale che prevede di concepire una pluralità di fondamenti della scienza (proposto nei due articoli precedenti, qui e qui) è profondo e richiede un ripensamento della nostra didattica, intesa come trasmissione delle acquisizioni fondamentali della vita umana alle nuove generazioni. Questo ripensamento fa apparire una ampia strada da percorrere, che riguarda tutta la educazione scolastica. Offro qualche suggerimento per il livello didattico minimo[1].
La canzone è un ottimo strumento educativo: il cantarla fa interiorizzare in profondità i contenuti, il suo eventuale messaggio. In Italia c’è una bella canzone a proposito della logica. E’ intitolata “Napoleone”. Il testo, molto intelligente, è di Gianni Rodari; e la musica, molto allegra e sbarazzina, è di Sergio Endrigo.
(http://www.lyricsmode.com/lyrics/s/sergio_endrigo/napoleone.html)
NAPOLEONE
[Voce recitante: Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769. Il 22 ottobre del 1784 lasciò la scuola militare di Briennes con il grado di cadetto. Nel settembre del 1785 fu promosso sottotenente. Nel 1793 fu promosso generale, nel 1799 promosso primo console, nel 1804 si promosse imperatore. Nel 1805 si promosse re d’Italia. E chi non ricorderà tutte queste date, sarà bocciato!]
C’era una volta un imperatore, si chiamava Napoleone.
E quando non aveva torto, di sicuro aveva ragione. . .Napoleone
Napoleone era fatto così
Se diceva di no, non diceva di sì
Quando andava di là, non veniva di qua
Se saliva lassù, non scendeva quaggiù
Se correva in landò, non faceva il caffè
Se mangiava un bigné, non contava per tre
Se diceva di no, non diceva di sì
Napoleone andava a cavallo e la gente lo stava a vedere E quando non andava a piedi, era proprio un cavaliere.. .Napoleone!
Napoleone era fatto così:
Se diceva di no, non diceva di sì
Quando andava di là, non veniva di qua
Se cascava di lì, non cascava di qui
Se faceva popò, non diceva però
Quando apriva l’oblò, non chiudeva il comò
Se diceva di sì, non diceva di no
Di tutti gli uomini della terra, Napoleone era il più potente.
E quando aveva la bocca chiusa, non diceva proprio niente…Napoleone! .
Napoleone era fatto così:
Se diceva di no, non diceva di sì
Quando andava di là, non veniva di qua
Se saliva lassù, non scendeva quaggiù
Se correva in landò, non faceva il caffè
Se mangiava un bigné, non contava per tre
Se faceva pipì, non faceva popò
Anche lui come te, anche lui come me:
Se diceva di no, non diceva di sì
Mi sembra che questa canzone esprima molto bene, a livello infantile, il concetto fondamentale della logica classica: il Vero come contrapposto al Falso, secondo una loro contrapposizione netta. Mi sembra che esprima bene anche l’origine di questa contrapposizione: il potere assoluto sulle cose della realtà; in particolare, il potere di decidere con assoluta certezza la situazione data. Il mito storico della persona col più grande potere sulla realtà è quello di Napoleone. E infatti la premessa indica la sua conquista, secondo tappe travolgenti, di sempre più potere sociale, fino al massimo possibile. Queste tappe sono bene espresse con la parola “promozioni” (ad un sempre più alto livello); mentre l’alunno che non saprà anche una sola cosa di quanto detto, subirà l’opposto della “promozione” (scolastica): la bocciatura. Tutto ciò insegna bene quale è la maniera di parlare così autoritaria da dividere la realtà nella dicotomia: sì e no, Vero e Falso, promozione e bocciatura contrapposti tra loro.
Dopo questa canzone si può spiegare il ‘mistero’ della parola “nonviolenza”, quella che durante un conflitto funziona esattamente all’opposto, come “non certezza assoluta” sul che fare. Credo che si possa indicare anche a bambini piccoli che quella parola è così speciale perché ha una doppia negazione. Come?
I bambini, come ben si sa, passano per la fase specifica del “no organizzatore”[2], cioè di quel loro dire “No” per capire l’opposto di quello che l’adulto dice loro. Anche dopo questa fase il dire “No” è un loro privilegio al quale non vogliono assolutamente rinunciare. Quindi è un grande esercizio di autoriflessione il dirigere la loro attenzione al “No” e al negativo.
E’ anche un grande insegnamento su come i grandi usano anche loro il “No”. Che non è preciso, perché ci sono tante ambiguità. La prima è quella che i bambini stessi ripetono spessissimo: “A me non dai niente?”; dove l’ultima parola vuole rafforzare psicologicamente la privazione subita. D’altronde anche gli adulti dicono: “Non c’è nessuno”, dove l’ultima parola negativa aggiunge solo la delusione. A Napoli si dice: “Il resto di niente” per enfatizzare la parola “Nulla”; oppure “Ma quando mai? [sottinteso: Mai]” per escludere assolutamente. Qui si può andare a caccia, assieme ai bambini, delle negazioni enfatiche psicologicamente, cioè dell’uso improprio delle doppie negazioni.
Al contrario delle precedenti doppie negazioni, che tutte calcano il pessimismo, si può insegnare piuttosto l’ottimismo. Invece di dire “Meno male”, dire “Molto bene!”; cioè negare la negazione pessimistica. E’ un insegnare il mezzo bicchiere pieno, invece del mezzo bicchiere vuoto.
Si può proseguire giocando ad aggiungere l’avverbio “in pace” ai verbi “stare”, “vivere”, “affaticarsi”, “uccidere”, ecc.. Allora si capisce che la parola “pace” viene usata poco appropriatamente dal linguaggio comune; dove in realtà significa “senza sforzi”, o “senza conflitti interiori”. Si noti che queste ultime espressioni sono doppie negazioni. Il linguaggio comune le ha schiacciate nella parola affermativa “pace”; ma il risultato è una parola vaga, che non fa capire che cosa essa significhi esattamente. Questo dà la prima scoperta della doppia negazione che non afferma, cioè della logica non classica. L’esercizio di prima insegna pure la differenza tra le parole che indicano uno cosa astratta, uno stato ideale (appunto: “pace”) e le parole che indicano un processo; ad es. “stare senza sforzo” mantiene chiara, nonostante l’aggiunta, l’idea di un processo.
Se non altro tutto questo lavoro educativo insegna ad usare appropriatamente il linguaggio[3].
Si può proseguire insegnando doppie negazioni in casi molto importanti: quelli in cui c’è da insegnare principi che organizzino la vita in comune; perché l’uso di doppie negazioni dà chiari princìpi di metodo. Ad es., dire: “Alla fine della giornata [all’asilo] nessun giocattolo fuori posto”, invece di dire: “Tutti i giocattoli al loro posto “. Oppure “Nessun male agli altri”, invece di “Sii buono”; oppure “Nessuno escluso”, invece di “Tutti”, ecc..
A questo punto si può ben spiegare perché la parola nonviolenza funziona esattamente all’opposto di un comando o di un precetto, o di una ricetta (cioè, essa esprime giustamente la “non certezza assoluta” di che cosa sia meglio fare durante un conflitto); essa indica che sì bisogna reagire, ma che c’è una cosa precisa che non bisogna fare: la violenza. “No alla violenza”.
Il massimo di questo insegnamento (ed è anche il suo completamento) è quello di portare i bambini a ragionare per assurdo, cioè a sfruttare l’assurdo per ricavarci avanzamenti. Vi sembra assurdo insegnare ciò a dei bambini? Allora si ricordi il teorema della fisica che riguarda quanto di più concreto ci possa essere nella fisica, la massima efficienza dei motori termici. Esso è stato dimostrato per assurdo: dall’assurdo, un fisico (il figlio di Lazare, Sadi Carnot) ha ricavato un teorema di ingegneria (e tuttora lo si insegna così all’Università)! I bambini, istruiti dall’insegnamento precedente (che il negativo non è il buio dove non si vede niente, perché no sempre il negativo è il Falso, il non esistente assoluto) possono ben concepire che per assurdo si possa giungere a qualcosa di concreto, perché si può mostrare loro che negandolo ulteriormente si possono ottenere importanti indicazioni di metodo e di crescita).
Qui ancora una volta ci viene in aiuto una bella canzone, che tutti conosciamo; è sempre di Endrigo: “C’era una casa molto carina,/ senza soffitto, senza cucina/…/ in via dei matti, numero 0!”. http://www.lyrics007.com/Sergio%20Endrigo%20Lyrics/La%20Casa%20Lyrics.html .
Da essa i bambini imparano che è assurda una casa in cui manchino le cose che la canzone elenca. Il tetso della canzone dice per assurdo quello che gli adulti esprimono con il detto apparentemente affermativo: “Due cuori e una capanna”; che in realtà esprime che in una casa insufficiente (capanna) ci si può vivere solo se si è innamorati pazzi, cioè irragionevoli, ovvero razionalmente assurdi.
Questa canzone dà un grande insegnamento: è meglio parlare per parabole che per cose concrete. E’ tradizione antichissima raccontare ai bambini non gli episodi di guerra o i viaggi compiuti in auto; ma le favole, che volutamente fanno escursioni nel mondo della irrealtà, o meglio dell’assurdo; ma un assurdo coerente, tanto coerente che alla fine se ne ricava una morale. E che morali si ricavano dalla fiabe! Basti pensare alle fiabe di Esopo, o a quelle di Perrault o quelle dei fratelli Grimm. Ciò ci invita a capire meglio le fiabe; cioè quanto esse contengano una coerenza e quanto esse siano irrealistiche.
NOTE:
[1] Proposte didattiche a livelli più alti sono in Le due opzioni, op. cit., Appendici 4 e 5 del Cap. 5; Quaderni CRESM, Mani Tese, 1999, e « Lo schema paradigmatico della didattica della Fisica: la ricerca di un’unità tra quattro teorie », Giornale di Fisica 45 (n°3), 2004, pp.173-191.
[2] D. W. Winnicott: Dalla pediatria alla psicoanalisi (orig.1958), Martinelli, Firenze, 1975. A. Phillips “I no che aiaiutano a crescere“, Feltrinelli, Milano, 2000.
[3] Ricordiamo che nel medioevo l’educazione era basata sul trivio delle arti liberali (cioè dell’uomo libero in contrasto con l’uomo schiavo di sé stesso): grammatica, logica e retorica. La retorica, cioè l’arte di saper parlare è la grande assente della educazione moderna; la seconda grande assente è la logica, benché questa da un secolo e mezzo sia anche matematizzata. Basta questo per indicare che la educazione scolastica attuale è figlia della educazione nata con la presa del potere da parte della borghesia, che ha distribuito sì la educazione ad ampi strati della popolazione, ma a fini tecnici; soprattutto il fine di formare subordinati ed esecutori.
Autore
-
Nato nel 1938, laureato in Fisica presso l’Università di Pisa, ha insegnato Storia della Fisica a Napoli, in diversi corsi di specializzazione e alla SICSI, Strategie della difesa popolare nonviolenta e Tecniche della nonviolenza nei corsi di laurea di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa e di Operazioni di Pace dell’Università di Firenze. Membro della rete Transcend di Galtung. Primo presidente del Comitato ministeriale per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Ordinario di Storia della Fisica (in pensione) presso l’Università Federico II di Napoli
Leggi tutti gli articoli
