Il 9 Marzo 2026, Altreconomia ha pubblicato l’intervista di Francesco Vignarca al fisico quantistico Marco Cattaneo, uno dei promotori del Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo.
Cattaneo spiega che l’informazione quantistica – oggetto del suo lavoro di ricerca – «riguarda tutto ciò che ha a che fare con la teoria dell’informazione: come processiamo i dati, come li trasmettiamo, come li proteggiamo. Basandosi sulle leggi della meccanica quantistica (teoria centenaria ormai solidissima) è possibile dimostrare che questa modalità di condurre operazioni di calcolo può avere vantaggi enormi rispetto ai metodi classici. Nei computer tradizionali usiamo i bit: “zero o uno”. Nei computer quantistici la base sono i qubit, che sfruttano proprietà come la sovrapposizione e l’entanglement» e, soprattutto, che questo modo di fare calcolo è di grande interesse per i settori militari e della difesa.
Queste tecnologie possono essere usate – dice Cattaneo – per realizzare sensori quantistici in grado di misurare quantità molto piccole e con grande precisione, ed equipaggiare droni tatticamente molto superiori a quelli attuali; per sviluppare radar quantistici per la sorveglianza satellitare; per «rompere tutti i protocolli crittografici classici attualmente in uso, ossia quelli su cui si basano comunicazioni, banche, infrastrutture critiche, sistemi militari».
Molto lucidamente, Cattaneo e Vignarca raccontano l’esistenza di una presenza concreta di finanziamenti militari, di influenza delle agenzie di difesa sulla ricerca universitaria, del rischio che laboratori e scienziati diventino componenti dell’industria bellica.
Finanziamenti militari delle potenze Nord-Occidentali (in senso esteso, che comprende anche Israele) che finanziano la ricerca nei paesi del Sud del mondo, dove i fondi sono minori.
IL MANIFESTO
Tra l’estate del 2025 e il gennaio di quest’anno, un gruppo di ricercatori che lavora sull’informazione quantistica ha realizzato e pubblicato il manifesto, a cui – in poco tempo – hanno aderito circa 350 fisici quantistici, verificati ad uno ad uno per essere certi che lavorino davvero nel campo.
La call-to-action del Manifesto prevede «il rigetto dell’uso militare per applicazioni militari e per il controllo e la sorveglianza della popolazione e la ferma opposizione al finanziamento della ricerca con fondi militari».
Questa posizione è fondata sulla consapevolezza
- «che le nuove tecnologie, incluse quelle quantistiche, non sono neutrali;
- che le tecnologie quantistiche possono migliorare molti degli strumenti usati nella corsa al riarmo;
- che c’è una pericolosa asimmetria di potere nelle partnership tra i dipartimenti della difesa delle nazioni più potenti e le istituzioni accademiche del Sud Globale
- che la “neutralità militare” delle Università e delle Istituzioni di Ricerca pubbliche è irrinunciabile per garantire che la ricerca “pubblica” serva il bene dell’umanità e non le agende geopolitiche dei governi locali».
Il Manifesto propone di «confrontarsi con l’elefante che sta nella stanza della ricerca quantistica e di unire tutti i ricercatori che condividono queste linee di visione e di comportamento».
I Firmatari «intendono prendere le distanze dalle applicazioni delle tecnologie quantistiche orientate all’uso militare; vogliono essere sicuri che le loro scoperte non siano usate sui campi di battaglia o come strumenti di repressione; desiderano essere parte di una comunità di ricercatori più attenti alle istanze etiche e meno focalizzati sulle applicazioni militari e su progetti orientati al profitto che ignorano la dimensione etica»
La loro intenzione è «di fare luce, esaminare criticamente e cercare di cambiare l’ampio sistema di coinvolgimento militare nella ricerca accademica», pur essendo consapevoli che – in molti contesti – «i ricercatori non hanno altre opzioni quando si tratta di assicurarsi i fondi per proseguire i propri studi».
MORATORIE
Il gruppo di promotori ed estensori del Manifesto, suggerisce Cattaneo nell’intervista, propone una moratoria internazionale sullo sviluppo di applicazioni di guerra delle tecnologie quantistiche, moratoria che proibisca ad agenzie militari e di difesa di finanziare la “loro” ricerca pura, che i fondi pubblici “civili” non finanzino la ricerca finalizzata ad applicazioni militari, che – su queste ricerche e sulle relative scoperte – i governi internazionali facciano accordi preliminari, dall’inizio, e condivisi.
PURCHÉ, APPUNTO, CI SIANO I FONDI E SI POSSA FARE RICERCA
Attenzione, però: i soggetti attivi in queste azioni proposte dal Manifesto, gli Agenti, sono gli altri, i governi, le istituzioni, l’accademia.
I Ricercatori non vogliono, non desiderano, prendono le distanze.
Ci pare di capire, però che i Ricercatori vogliono e desiderano continuare la loro ricerca “pura” ma, per loro ammissione, non neutrale; non prendono le distanze dai fondi, soprattutto se non ci sono altre opzioni.
I ricercatori impegnati nella proposizione del Manifesto, ci pare, non hanno nessuna intezione di fermare la loro ricerca nemmeno quando – lucidamente, come Cattaneo – ne intravedono il rischio di usi militari e di oppressione.
Non vogliono, quindi, essere loro a fermarsi, a rifiutare i finanziamenti, a non pubblicare la loro scoperta. Non vogliono sparire come Majorana.
Comodo e identico a quanto fatto dai fisici del Progetto Manhattan.
Autore
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Laureato in Scienze Filosofiche all’Università degli Studi di Milano e manager. Scrive appunti sul rapporto tra scienze, tecnologie e morale anche quando pedala come un pazzo, la domenica mattina. A volte dice di lavorare. È il direttore editoriale di Controversie.
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