Il 27 ottobre 2026, con 126 voti a favore e 113 contrari, è passato alla Camera dei Deputati, l’articolo 8 del disegno di legge delega sul riordino delle professioni sanitarie. Questo articolo consente alle sanitarie radiate[1] dagli Ordini (durante il Covid 19) di chiedere di essere reiscritte all’Albo.
La norma non è ancora legge. Per diventarla deve passare anche al Senato. Inoltre, il reintegro non è automatico. Infatti, per essere reintegrate, coloro che sono stato radiate (per fatti non dolosi commessi durante l’emergenza sanitaria) devono presentare richiesta, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. I motivi per cui il Governo Meloni ha presentato la norma è che, a quel tempo, le conoscenze scientifiche sul Covid erano ancora limitate, vi era carenza di personale o di materiali, e una minore esperienza del personale impiegato nell’emergenza. Le richieste verranno esaminate da una Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, l’organismo che già decide sui ricorsi contro le decisioni degli Ordini. Ogni domanda verrà valutata caso per caso.
Sospesi e radiati: due categorie diverse
La norma si rivolge soltanto alle persone radiate (pare una decina). A esse gli Ordini avevano contestato, oltre al rifiuto del vaccino, anche la diffusione di informazioni o la promozione di cure ritenute prive di basi scientifiche. La radiazione è una sanzione disciplinare molto grave, perché (cancellandole dall’Albo) impedisce loro di esercitare la professione medica.
Invece, la sospensione (come conseguenza al non essersi sottoposti all’obbligo vaccinale, introdotto dal governo Draghi per le sanitarie, salvo esenzioni) era già stata eliminata il 1° novembre 2022 dal governo Meloni, decretando così la fine dell’obbligo (comunque già prevista a partire al 1° gennaio 2023). Il personale sanitario sospeso (che tra il tra il 2021 e il 2022 non ha potuto né lavorare né ricevere lo stipendio, ma restava iscritto all’Albo) è così rientrato al lavoro. Si calcola che le sanitarie e le odontoiatre sospese siano state circa quattromila. La gran parte si era poi messa in regola oppure aveva lasciato il servizio per raggiunti limiti d’età.
Normalità e devianza nella società
Ne Le regole del metodo sociologico (1895), capitolo III «Regole relative alla distinzione del normale e del patologico», il sociologo e antropologo Émile Durkheim (1858-1917) sostiene sia l’impossibilità di eliminare completamente i comportamenti devianti che la relatività culturale dei reati. Egli illustra quest’ultima con l’esempio della società di santi: anche in una comunità perfettamente virtuosa, infrazioni oggi considerate lievi susciterebbero una forte condanna e assumerebbero il carattere di crimini. Per cui, la gravità di un comportamento deviante non è oggettiva, ma relativa al tipo di società in cui avviene. Infatti, confrontando due offese al rispetto della proprietà altrui, che suscitano reazioni di diversa intensità, Durkheim spiega «perché si biasima semplicemente lo scorretto, mentre il ladro viene punito».
Precedentemente [in La divisione del lavoro sociale (1893)], lo studioso definisce criminale un atto che offende «gli stati forti e definiti della coscienza collettiva». La pena contribuisce a preservare la coesione fondata su quei sentimenti condivisi. Tuttavia, egli non crede che la pena si basi su un calcolo consapevole dell’utilità sociale: ciò che viene punito non coincide necessariamente con ciò che danneggia oggettivamente la società.
Da tutto ciò, possiamo trarre almeno tre considerazioni (non necessariamente durkheimiane):
- in una società non si possono eliminare tutti i crimini; per cui un certo livello di devianza è fisiologico (pensate all’evasione fiscale, e capirete qual è il livello di tollerabilità nelle diverse società);
- inoltre, le società stesse stabiliscono quali crimini sono da perseguire con durezza e su quali, invece, si può chiudere un occhio, cioè accettare di convivere (pensate, di nuovo, all’evasione fiscale in Italia). Preferibilmente, questi ultimi, sono quelli che non mettono in discussione i fondamenti della società stessa.
- Infine, normalità e devianza (e le altre dicotomie) si definiscono e ri-definiscono reciprocamente, in ogni momento storico e su basi eminentemente sociali. Esiste, cioè, un boundary work (un lavoro costante di ridefinizione dei confini – vedi Gieryn 1983).
Questo pensiero, che risale a più di un secolo fa, oggi è abbastanza accettato. Tuttavia, le sorprese nascono quando si passa dal piano teorico a quello empirico. In altre parole, quali sono i reati con cui la società italiana ha nel passato oppure ancor oggi deciso di convivere?
Faccio un elenco, totalmente NON cronologico, gerarchizzato o sistematico:
- contrabbando di sigarette
- spaccio e consumo di marijuana
- consumo di droghe sintetiche nelle discoteche
- aborto clandestino
- ingresso illegale di persone
- prostituzione (attualmente non più punita; è punito solo lo sfruttamento)
- abuso d’ufficio (ora depenalizzato)
- evasione fiscale + elusione fiscale
- alcune infrazioni del codice della strada
- tutti i reati per cui è prevista una sanzione amministrativa
- piccoli brogli elettorali
- molestie sessuali
- mobbing (persecuzione di colleghe sul lavoro)
- discriminazione di genere
E si potrebbe continuare…
Quali sono, invece, i crimini con cui la società italiana (o meglio il diritto e la polizia) ha deciso di NON convivere, anche nel passato? Qui nasce la sorpresa:
- Oltraggio alla bandiera (vilipendio verbale o gestuale: multa da 1.000 a 5.000 euro; danneggiamento materiale: reclusione fino a 2 anni; la sanzione è aumentata da 2.000 a 10.000 euro per il vilipendio; reclusione da 1 a 3 anni per il danneggiamento materiale se il fatto è commesso in un luogo pubblico o aperto al pubblico);
- Diserzione (in tempo di pace, la pena base è la reclusione militare da 6 mesi a 2 anni);
- Tradimento (del proprio Paese) ovvero procurarsi informazioni segrete a scopo di spionaggio politico o militare: almeno 15 anni;
- L’offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica (reclusione da 1 a 5 anni);
- Adulterio [qualcuno ricorderà cosa capitò a Fausto Coppi e Giulia Occhini (entrambi sposati) che nel 1953 iniziarono una relazione extraconiugale e nel 1954, andarono a vivere insieme: oltre ad essere pubblicamente osteggiati (anche il Papa di allora, Pio XII, condannò la coppia), il marito di Occhini la denunciò per adulterio, fu arrestata, condotta in carcere, rilasciata dopo 4 gg, messa agli arresti domiciliari (presso la zia); a Coppi venne ritirato il passaporto. Entrambi processati e condannati: Coppi a due mesi di carcere per abbandono del tetto coniugale, Occhini (che era incita) a tre mesi. Fortunatamente entrambi usufruirono della sospensione condizionale della pena e si sposarono in Messico nel 1955 (matrimonio mai riconosciuto in Italia).
Da un punto di vista oggettivo, i reati verso cui la società e gli organi di polizia sono tolleranti ci paiono più gravi di (almeno alcuni di) questi ultimi. Eppure, non è così.
Normalità e devianza nella scienza e nella medicina
Secondo il sociologo della scienza David Bloor (1976), la stessa cosa avviene nelle scienze. Per cui, egli afferma, anche nelle scienze si scelgono gli errori e i crimini con cui convivere. E questa è una decisione sociale, non legata alla natura dell’oggetto di studio. Inoltre, sempre secondo Bloor, anche nelle scienze non c’è mai un taglio netto tra normalità e devianza, successo e insuccesso, razionalità e irrazionalità, scienza e metafisica. V’è piuttosto continuità.
Crimini con cui la medicina decide di convivere
Per farla breve, concentriamoci solo sulla medicina (ma se una persona è interessata a uno sguardo più ampio, può consultare Di Trocchio 1993).
Quali sono reati per cui gli ordini dei medici hanno deciso, in passato, di non radiare persone condannate?
- Tangenti
Francesco De Lorenzo, medico, Ministro della sanità tra il 1989 e 1993. È stato condannato per corruzione e associazione a delinquere, per il suo coinvolgimento in un sistema di tangenti versate da aziende farmaceutiche in cambio di favori nell’attività del Ministero della Sanità. In particolare, ha ricevuto un versamento di 600 milioni di lire dall’azienda farmaceutica Smith Kline Beecham.
Durante il suo ministero (nel 1991) fu introdotto l’obbligo del vaccino contro l’epatite B.
L’8 marzo 1997 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli. Il 7 luglio 2000 la Corte d’appello di Napoli ha confermato la condanna. Il 14 giugno 2001 la corte di Cassazione ha sancito la conferma definitiva della condanna per corruzione. Mentre il reato di finanziamento illecito ai partiti viene invece dichiarato prescritto.
L’anno 2011 lo vede reintegrato nell’Albo, nonostante la condanna per corruzione. La sentenza civile del 2012 richiama le sue interferenze illecite nei procedimenti riguardanti prezzi, registrazione e classificazione dei farmaci nel prontuario. Nel 2012 la Cassazione ha confermato la condanna a risarcire 5.164.569 di euro per danno d’immagine allo Stato.
Nel 2022 è stato premiato dall’Ordine dei medici
https://www.ilroma.net/news/cronaca/304627/l-ordine-dei-medici-premia-l-ex-ministro-francesco-de-lorenzo.html
- Malasanità: gli scandali della sanità lombarda
https://www.lanotiziagiornale.it/la-sanitopoli-lombarda-compie-trentanni/ - Avvantaggiare famigliari e parenti nei concorsi
https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/verona/cronaca/26_febbraio_18/verona-l-universita-annulla-il-concorso-vinto-dal-figlio-33enne-dell-ex-rettore-pier-francesco-nocini-modifiche-alla-procedura-aabefcd2-9077-49ae-8749-6527f3c22xlk.shtml - Errori gravi: Domenico, bambino di 2 anni, morto dopo un trapianto con un cuore che non era stato correttamente conservato
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_22/domenico-cuore-bruciato-tutti-errori-ricostruzione-e8f62202-2aed-468a-9a5f-10904e717xlk.shtml
Nessuno di questi (cosiddetti) «criminali» è stato radiato dall’Ordine dei medici.
“Crimini” con cui la medicina decide di NON convivere
Questi “crimini” sono tipicamente reati di opinione, dal momento che nessuna delle mediche che sto per elencare è stata accusata (e tantomeno condannata) per corruzione, malasanità o denunce da parte di pazienti. Queste mediche sono stati radiate (non ci occupiamo in questo articolo delle sospese) perché hanno espresso critiche (ancorché circostanziate e documentate) nei confronti delle politiche vaccinali o di un vaccino in particolare:
- Roberto Gava (2017): Cardiologo, uno dei primi a essere radiato (dall’Ordine dei medici di Treviso). Le motivazioni riguardavano le sue posizioni critiche sulle vaccinazioni, definite dal presidente dell’ISS Walter Ricciardi “non etiche e antiscientifiche« (radiazione poi annullata dalla Cassazione nel gennaio 2023 per difetto di forma – il dott. Gava non ha comunque più ripreso la professione)
- Dario Miedico (2017): Medico di medicina generale, radiato dall’Ordine di Milano a seguito di un procedimento disciplinare per le sue posizioni critiche nei confronti delle vaccinazioni (poi annullata dalla Cassazione il 9 aprile 2024 per difetto di forma)
- Gabriella Maria Lesmo, specializzata in anestesiologia, rianimazione e pediatria, radiata nell’aprile 2018 dall’Ordine dei Medici di Milano. Ha continuato a lavorare come medica in Svizzera.
- Silvana De Mari: nel giugno 2023 è stata radiata dall’Ordine dei Medici di Torino per le sue affermazioni pubbliche sui vaccini e soprattutto i consigli terapeutici sul Covid ritenuti antiscientifici.
- Barbara Balanzoni: nel giugno 2022 l’Ordine dei Medici di Venezia l’ha radiata per posizioni critiche nei confronti delle vaccinazioni.
Molte persone (giornaliste, politiche, mediche ecc.) hanno criticato il Governo Meloni per l’iniziativa presa di introdurre l’articolo 8.
Sarebbe bello sentire le stesse persone chiedere con forza la radiazione dall’albo delle persone condannate per corruzione, malasanità, conflitto di interessi o errori gravi. Ma forse, così facendo, avremo gravi problemi di organico…
NOTE:
[1] Uso il femminile sovraesteso.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
Bloor, D. (1976), trad. it. La dimensione sociale della conoscenza Milano: Cortina 1994.
Di Trocchio, F. (1993), Le bugie della scienza. Perché e come gli scienziati imbrogliano, Milano: Mondadori.
Durkheim, É. (1893), trad. it. La divisione del lavoro sociale, Milano: Il Saggiatore.
Durkheim, É. (1895), trad. it. Le regole del metodo sociologico, Torino: Einaudi.
Gieryn T.F. (1983). Boundary-work and the demarcation of science from non-science: Strains and interests in professional ideologies of scientists. American Sociological Review, 48(6): 781-795.
Autore
-
Professore ordinario di Sociologia delle Scienze e delle Tecnologie, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Per molti anni si è occupato di epistemologia e metodologia della ricerca sociale. Attualmente si dedica allo studio dei “sensi sociali” e di controversie scientifiche nel campo della salute. Per le sue pubblicazioni cliccare il link qui sotto.
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