La Nonviolenza e la Scienza, Seconda parte - La fisica è una scienza violenta?
La fisica è una scienza violenta?
Ora introduco un’altra scienza, quella che è superba dei suoi risultati perché sono incomparabili con quelli di ogni altra scienza e di ogni altra cultura: la Fisica. Ma non vi spaventate, solo la fisica del liceo. E per di più attraverso un solo esempio, anche se un po’ più difficile dei precedenti. Prendiamo in considerazione la sua teoria più importante: la meccanica; e di essa, solo il primo principio, quello di inerzia.
Newton lo enuncia così: «Ogni corpo in quiete o in moto rettilineo ed uniforme persevera nel suo stato di moto fino a che una forza non cambia il suo stato» (I. Newton: Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, London, 1687, p. 10). Lo abbiamo ripetuto tutti, senza il minimo dubbio! Ma perché, che c’è di male? Intanto, l’idea è detta in una maniera enfatica che non è affatto adeguata alla fisica: qui si parla di “ogni” corpo; non di un corpo determinato, così come fa la fisica sperimentale. Con “ogni corpo” la frase pretende di avere una visione totale sul mondo e di poterlo controllare; ma è veramente questo lo scopo della fisica? Così, essa sembra assomigliare alla filosofia e alla metafisica.
Ma andiamo avanti; l’aspetto più importante è la parola “persevera”. Come si fa a dire in fisica che un corpo persevera? La parola “persevera” appartiene alla morale; mentre invece un corpo è inanimato.
Ma come si dovrebbe dire allora? Su questo problema sono stato illuminato dalla scoperta, nella storia della Fisica, di una seconda versione di quel principio: essa ha lo stesso contenuto del principio, però lo formula in altri termini. È quella di un altro fisico teorico, Lazare Carnot; che è stato una persona straordinaria e complessa[1]: geometra, matematico, e fisico. La sua versione dice così: «Una volta che un corpo è in quiete, da solo non si muove; una volta che è in moto, da solo non cambia né velocità né direzione».( L. Carnot: Principes fondamentaux de l’équilibre et du mouvement, Crapelet, Paris, 1803, 49). Il contenuto fisico sostanziale è lo stesso, ma le parole sono molto diverse.
Perché sono diverse? “Non cambia”, “Non si muove”. Le due parole “cambiare” e “muoversi” sono negative per il fisico teorico; infatti, non è naturale che un corpo cambi; quindi, il suo cambiamento richiede una spiegazione del perché lo fa, cioè impegna il fisico, lo sfida, gli pone un problema. Quindi in questa nuova versione ci sono due frasi doppiamente negate.
Per le quali vale o no la legge della doppia negazione? Proviamo a trovare la parola positiva corrispondente (che vale per ognuna delle due doppie negazioni): la parola è “persevera”! Proprio la parola di Newton. O se volete, “insiste” o “continua” (così alcuni libri di testo dicono pudicamente). In definitiva, qui le doppie negazioni non sono equivalenti alle parole affermative, che essendo idealistiche, morali, non appartengono alla fisica. Quindi il primo principio della meccanica (cioè il primo principio della prima teoria scientifica) ha due maniere completamente diverse di essere visto. D’altronde la prima è una affermazione sperimentale precisa; l’altra, invece usa due parole idealistiche, metafisiche. Quindi le differenze di logica si ripercuotono anche in fisica fino a dare due versioni del tutto differenti del principio d’inerzia.
Perché la gente non se ne accorge?
La Fisica si presenta innanzitutto con la matematica e con essa chiude la bocca a tutti gli estranei, che non conoscono questo linguaggio.
Chi, poi, impara la fisica ed il suo linguaggio matematico, deve imparare queste formule astratte e filosofiche - come quella di Newton - dimenticando tutto il concreto. D’Alembert, a chi aveva dubbi sul calcolo dell’analisi dell’infinito e degli infinitesimi, disse: «Calcolate, che vi verrà la fede!»[2] Perché il fare i calcoli fa vedere che tutto il procedimento torna bene; e questo, a chi studia il mondo sorprendente e meraviglioso della Fisica, basta. Però non si chiede da che premesse esso è iniziato (usare l’infinitesimo? Quando mai lo abbiamo avuto in mano?).
Allora, chi studia Fisica non nota che essa ha un tallone di Achille, di cui è un esempio il principio d’inerzia: il “persevera” e il “non si muove” corrispondono a due logiche diverse che danno due basi diverse alla fisica teorica. (Ben si intende che nessuno mette in discussione una legge sperimentale, ad esempio quella della caduta dei gravi; sono le affermazioni ideologiche della fisica che qui contestiamo; proprio perché ideologiche, esse servono a indirizzare tutte le altre affermazioni sperimentali)
Però, uno studioso, Edwin Arthur Burtt, aveva già visto da tempo questo tallone d’Achille. Anche se non l’ha specificato granché, però ha capito la sua natura, caratterizzandolo con questo periodo folgorante: “Gli scienziati, nella misura in cui hanno potuto, hanno spurgato la scienza da ogni metafisica; ma per quel poco di metafisica che è rimasta, l’hanno usata come chiave di volta per interpretare l’universo”[3]; cioè, la matematica fa da corazza protettiva verso ogni critica che le si possa rivolgere e le idee metafisiche che le sono rimaste dentro possono dare la direzione di lavoro per costruire la struttura stessa della Scienza in maniera addirittura precostituita.
Allora, concludo che la scienza che ci presentano è una struttura violenta.
Perché violenta?
Primo, perché non sempre le sue affermazioni corrispondono ai fatti: dice che un corpo “persevera”, anche se ciò non corrisponde ai fatti, alla realtà; inoltre, usa le parole “Ogni corpo” che non corrispondono a ciò che fa il fisico sperimentale.
Quindi, la scienza, nei suoi principi, è violenta perché è astratta, mentre invece viene sempre presentata come concreta, concretissima.
Sull’Enciclopedia Francese, colui che ha scritto la voce Chimica, si è ribellato giustamente ai fisici, perché essi “raccontano romanzi”[4].
Secondo, perché - ancora dopo due secoli da L. Carnot - la fisica presenta il principio di Newton come l’unico principio valido. Quindi, la scienza compie la violenza di presentare volutamente una situazione parziale, per di più, neanche la più adatta al metodo scientifico. Lanza del Vasto ha scritto questo periodo luminoso a proposito della parzialità della scienza: «Ma la verità è tutto. Avere un pezzo di verità, è non avere la verità per niente. Prendere il pezzo per il tutto, fa perdere il tutto»[5] (Lanza del Vasto: I quattro flagelli, (orig. 1959), SEI, Torino, 1996, p.225)
Inoltre, ricordiamo che Galtung ha sottolineato che la violenza è di tre tipi: 1) personale o diretta; 2) culturale; 3) strutturale. (J. Galtung: Pace con mezzi pacifici, Esperia, Milano, 2000, “Introduzione”)
Quella culturale, dice Galtung, è la giustificazione della violenza strutturale. Io credo che ci sia di più: la violenza culturale arriva fino a monopolizzare la verità e, con questo, compie la massima violenza. Ad esempio, nel secolo XI la Chiesa ha monopolizzato la vita spirituale: o sei cristiano come dico io, o ti ammazzo. Si ricordi la persecuzione di Pietro Valdo perché leggeva il Vangelo in lingua volgare, o quella subita da Frà Dolcino, Giordano Bruno, Savonarola, Giovanna d’Arco, ecc. per imporre l’appartenenza ad una sola chiesa, cioè una sola via di salvezza[6]. Oppure la violenza del trattato di pace di Westfalia (1648), Cuius regis eius religio: ogni nazione (Re) ha la sua religione e chi non è di quella religione è messo fuori.
Poi l’URSS, con l’ideologia marxista-leninista, ha inquadrato la gente in un binario unico di vita sociale, che in più eliminava la vita interiore di ogni persona. Questa violenza enorme venne imposta in nome del progresso del proletariato, mentre la Chiesa l’aveva fatto in nome di Gesù Cristo.
Oggi abbiamo la violenza dei mass-media che deformano la mente, se non altro dei bambini, in maniera spesso irreversibile. In più, ci si dice che bisogna convivere con i costi umani del progresso perché la scienza deve andare avanti senza intoppi sull’unica via possibile; si dice: non ci sono alternative! Questa violenza è culturale, ed è violenza al massimo grado. Dobbiamo prendere coscienza di questi terribili fenomeni sociali e premunircene collettivamente!
Quindi, concludendo, la violenza della scienza dominante è culturale, ed è la violenza massima perché presenta come uniche e senza alternative quelle verità (come, ad esempio, il principio di inerzia) che possono essere concepite in maniere diverse.
Questa scienza è la violenza massima, per il fatto che inquadra le menti in una direzione sola, quella di una razionalità sola: la razionalità della sola logica classica. Su questa sua unicità si gioca tutta la vita dell’umanità[7]. La sua violenza, anche se di tipo solo culturale, è di una potenza tale da causare una quantità di violenze sulle persone; prima di tutto facendo giustificare ogni conseguenza della scienza, anche se disumana, come inevitabile, semplicemente perché fa ragionare in una dimensione sola; e da queste conseguenze inevitabili seguono sia violenze strutturali (ad esempio inflazione che colpisce i più poveri) che violenze dirette (ad esempio, uccisioni in guerra).
Invece la scienza intera, per come l’ho indicata in precedenza (in particolare sulla logica e sul principio di inerzia), non ha una unica verità scientifica. Perciò al suo interno, sia nella logica matematica, sia nella fisica c’è in modo essenziale un conflitto.
La scienza dominante, che si attribuisce il monopolio della verità scientifica, si presenta alla società come “la sicurezza” della ragione umana. Quindi si presenta come lo strumento principe per risolvere tutti i problemi; in particolare per risolvere i conflitti. Tutti si ricorderanno di Zichichi che per risolvere il problema della guerra nucleare tra Est ed Ovest, chiedeva finanziamenti per mettere a colloquio gli scienziati (cioè le persone massimamente razionali) dell’Est e dell’Ovest. Perché, secondo l’atteggiamento degli scienziati principali, è la Scienza che suggerisce le soluzioni migliori, quelle più razionali. Calculemus! cioè facciamo i conti e così troveremo la soluzione del conflitto. Infatti, secondo la concezione dominante, che cosa è più razionale della scienza?
In questa sua violenza, la Scienza dominante è all’opposto della Nonviolenza. La prima fa fare dei calcoli sulla carta; la seconda fa impegnare tutta la propria persona: sia lo spirito nel fare attenzione estrema all’altro, sia il corpo nel sopportare gli eventuali colpi.
In particolare, la Scienza che si presenta come unica possibile, si pone al di sopra di ogni dilemma morale e della morale tutta.
Ma, se invece nella scienza vediamo un pluralismo di razionalità, ci possiamo chiedere: viene prima la scienza o la morale? Se noi dobbiamo scegliere quale principio d’inerzia seguire, allora questa scelta non è di natura scientifica, perché è una scelta sulla scienza. Analogamente possiamo dire per la scelta sul tipo di logica.
Quindi, prima di fare scienza, dobbiamo fare delle scelte, che sono argomenti di morale.
Ora, è evidente che prima viene la morale, poi la scienza.
Con ciò, il rapporto stabilito dalla scienza trionfante che, per tre secoli, si è imposta su tutto, si ribalta: al primo posto va la nonviolenza come impegno morale, cioè il risolvere i conflitti senza violentare l’altro[8].
NOTE:
[1] Fu anche capo delle forze armate difensive francesi; ha istituito la leva di massa e ha diretto la difesa della Francia aggredita dalle armate monarchiche di tutta Europa, conseguendo la “Vittoria” del 1793; è stato il primo a chiedere il diritto alla obiezione per motivi costituzionali. La sua vita è raccontata con ampia dovizia di particolari da M. Reinhard: Le Grand Carnot, Hermann, 1950-51; la sua vita scientifica da C.C. Gillispie: Lazare Carnot Savant, Princeton UP., Princeton, 1971; la sua vita scientifica e militare da J. P. Charnay: Lazare Carnot citoyen-savant, La Henre, Paris, 1984-85.
[2] Jean Le Rond D'Alembert (1717-1783), ad un amico esitante di fronte agli infinitesimi. In P. J. Davis and R. Hersh The Mathematical Experience, Boston: Birkhäuser, 1981.
[3] PCfr.: Burtt, E. (1925). The Metaphysical Foundations of Modern Physical Science. London: Kegan Paul, Trench, Trübner.
[4] .F. Venel: “Chymie”, in D. Diderot e J. Le Ronde D’Alembert (edd.): Encyclopédie Francaise, Paris, 1754] p. 388 II: I chimici “… non sono curiosi né dell’infinito, né dei romanzi fisici.” Essi sono esenti “… dagli errori che hanno sfigurato la Fisica.” (p. 389, I)
[5] A questo egli aggiunge: “L’irreparabile mancanza della scienza moderna è la mancanza di uno studioso che la conosca [tutta].” Cioè, essa sovrasta l’umanità.
[6] Un noto filosofo della scienza ha stretto un paragone appunto tra la violenza della Chiesa sulla vita spirituale e la violenza della scienza sulla vita intellettuale. P.K. Feyerabend: "Philosophy of Science 2001", in R.S. Cohen, M. Wartofsky (eds.): Methodology, Metaphysics and the History of Science, Reidel, 1984, 137-147 (ma vedasi anche P.K. Feyerabend: La scienza in una società libera, Feltrinelli, Milano, 1983). Egli prevedeva per quell’anno il completo monopolio della verità da parte della scienza, in parallelo a quanto nell’anno 1000 aveva fatto la Chiesa. Si può aggiungere che, come la Chiesa esprimeva il suo monopolio con il motto Nulla Salus extra [hanc] Ecclesiam, così oggi la scienza afferma Nulla Ratio extra hanc Scientiam.
[7] Per questo motivo Lanza del Vasto applica alla scienza il versetto di Apocalisse 13, 16: “E [la Bestia] fece sì che tutti…ricevessero un marchio… sulla fronte…”. I Quattro Flagelli, op. cit. cap. 1, in particolare, p. 54.
[8] Chi voglia approfondire la concezione della scienza che ne risulta può leggere il mio Le due opzioni, op. cit. e più approfonditamente “A Gandhian Criticism to Modern Science”, Gandhi Marg, no. 2, 31, 2009, 261-276.
Clima: dalla COP di Belem - Una sintesi della situazione
La Conferenza delle Parti (COP) è il più grande evento per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici.
Nel 2025, il Brasile ha ospitato, a Belem, la 30ª Conferenza delle Parti (COP30) dal 10 al 21 novembre: un’occasione per discutere di soluzioni climatiche e promuovere il consenso sugli obiettivi globali per ridurre le emissioni di gas serra.
Fanno parte della Convenzione 198 parti, Italia inclusa.
Gli Stati Uniti hanno saltato la conferenza, fanno pressioni per affossare i nuovi accordi e per ostacolare le iniziative di riduzione delle emissioni e di tutela dell'ambiente.
Nessun altro Paese ha seguito l'esempio degli Stati Uniti. Mentre Trump descrive il cambiamento climatico come una "truffa", la maggior parte dei leader mondiali riconosce ancora la scienza che dimostra il contrario, e sta orientando le proprie economie verso energie più pulite dopo i drastici cali dei prezzi dell'energia solare ed eolica.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha espresso questo sentimento durante il vertice dei leader che ha preceduto la COP30. "Il signor Donald Trump non verrà. Si sta comportando in un modo che nega la scienza e sta conducendo la sua società con gli occhi chiusi verso l'abisso, e con essa l'umanità (...) Il signor Trump si sbaglia”.
"Dieci anni fa, il Mondo si è riunito a Parigi, unito nella determinazione di affrontare la crisi climatica. Un consenso basato sulla scienza, inequivocabile", ha dichiarato in Brasile il Primo Ministro britannico Keir Starmer. "Oggi, purtroppo, quel consenso non c'è più".
I politici inquadrano la transizione energetica come una minaccia per l'occupazione e la ricchezza.
La crisi è alimentata principalmente dalle emissioni di gas serra [1] derivanti dalle attività umane:

I gas serra lasciano passare la maggior parte della luce del Sole, che riscalda la Terra (a sinistra) e riflettono la radiazione infrarossa emessa dalla Terra (a destra).
Da quando il cambiamento climatico è diventato una preoccupazione sia per i decisori politici, sia per i profani, il dibattito pubblico si è concentrato principalmente sulla mitigazione: limitare le emissioni di gas serra e passare alle energie rinnovabili.
La cooperazione globale sul clima è in corso da oltre tre decenni, da quando la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è stata firmata nel 1992. La Conferenza di Stoccolma del 1972 diede avvio a una governance ambientale: affermò il diritto universale a un ambiente sano, ma anche il diritto sovrano degli Stati a sfruttare le proprie risorse. Il Protocollo di Montreal, firmato 15 anni dopo, portò alla quasi totale eliminazione delle sostanze che riducono lo strato di ozono.
Un importante accordo è stato il Protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, che impose obblighi legali di riduzione delle emissioni. Nel 2015, i governi hanno adottato l'accordo di Parigi per limitare l'aumento medio della temperatura globale a due gradi (e, idealmente, a 1,5 gradi).
Gli scienziati temono che, se le temperature dovessero aumentare oltre tale limite, il pianeta potrebbe raggiungere punti di non ritorno.
Nella prima metà del 2025, per la prima volta, nel mondo, l’energia elettrica ottenuta dal sole e dal vento ha superato quella ottenuta dalla combustione dek carbone.
Negli Stati Uniti sole e vento hanno generato l’88% della nuova energia elettrica.
Nel 2024 la produzione globale di energia eolica e solare ha raggiunto livelli record, livelli che sarebbero sembrati impensabili fino a poco tempo prima. Negli ultimi 15 anni, l'eolico e il solare sono cresciuti da quasi zero al 15% della produzione mondiale di elettricità, e i prezzi dei pannelli solari sono diminuiti fino al 90%.
Questi dati non devono però illuderci.
Nel 2024 la quantità di energia derivata da petrolio, gas e carbone è aumentata.

Il ricorso globale ai combustibili fossili è tuttora in crescita. La ricerca di nuove riserve di gas e di petrolio è tuttora in corso: non solo nuove perforazioni, ma anche l’uso della forza, come dimostra l’aggressione degli Stati Uniti (il secondo maggiore emettitore di carbonio al mondo) al Venezuela e la pretesa di Trump di accedere al suo petrolio.
Stato attuale
- Riscaldamento Globale: Il 2026 segue una serie di anni record; la temperatura media globale si sta pericolosamente avvicinando alla soglia critica di +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, limite stabilito dagli Accordi di Parigi.

Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più comuni: aumento in frequenza e intensità di ondate di calore, siccità prolungate, inondazioni catastrofiche, che colpiscono duramente agricoltura e infrastrutture.
Ricordiamo ad esempio che l'uragano Melissa è stato una delle tempeste più forti mai registrate nei Caraibi.
Il cambiamento climatico è un problema costoso. Secondo la società di assicurazioni e gestione del rischio Aon, le perdite economiche causate da disastri naturali in tutto il mondo ammontavano a oltre 300 miliardi di dollari nel 2022 e a 380 miliardi di dollari nel 2023. La Banca Mondiale ha riferito nel 2019 che nei paesi a basso e medio reddito, le interruzioni dei servizi dovute alle condizioni meteorologiche e la scarsa manutenzione delle infrastrutture costano a famiglie e imprese tra i 390 e i 650 miliardi di dollari all'anno.
- Innalzamento dei mari: Lo scioglimento dei ghiacciai polari continua ad accelerare, minacciando città e popolazioni costiere.

- Alcune azioni possono mitigare queste minacce: la sostituzione delle fonti fossili con energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) o con l’energia nucleare; la riduzione degli sprechi negli edifici, nell'industria, nei trasporti; la riforestazione (per il sequestro del carbonio) e la protezione degli ecosistemi esistenti.
La fusione nucleare, che potrebbe fornire energia pulita, suscita grandi speranze, ma i risultati, nonostante gli sforzi, gli ingenti investimenti, e le grida di giubilo per ogni modesto progresso, sono scarsi.
Come ultimo segnale di pessimismo, ricordiamo che l’anidride carbonica che è stata già immessa nell’atmosfera vi rimarrà a lungo (il tempo medio di sopravvivenza è di circa cento anni); se da oggi cessassero completamente le emissioni, ci vorrebbero almeno una cinquantina d’anni per tornare a una concentrazione di 350 ppm, ritenuta la soglia sicura per evitare stravolgimenti estremi del clima.
Il cambiamento climatico creerà problemi intrattabili per alcuni paesi e aprirà nuove opportunità per altri.
L'emigrazione dal Nord Africa, dal Sahel e dal Medio Oriente, ad esempio, aumenterà, con l'aumento delle temperature e il calo della produttività agricola in quelle regioni.
I Paesi con vaste distese di territorio che presto saranno desiderabili trarranno beneficio; Canada e Russia, i due paesi più settentrionali del mondo, sono particolarmente ben posizionati. L'agricoltura in entrambi potrebbe espandersi notevolmente a seguito di stagioni di crescita più lunghe, temperature più calde e scioglimento del permafrost.
Altri territori settentrionali subiranno probabilmente cambiamenti simili a quelli di Canada e Russia: Finlandia, Norvegia, Svezia e lo stato americano dell'Alaska avranno tutti una crescente base di terra arabile nei prossimi decenni.
Non resterà altra scelta, ai nostri nipoti, che trasferirsi in Canada, in Alaska, in Siberia, o, Trump permettendolo, in Groenlandia?
NOTE:
[1] Principali Gas Serra e Fonti: Anidride carbonica (CO2). Principale gas serra antropico, derivante da combustibili fossili e deforestazione. Metano (CH4). Agricoltura, allevamento e rifiuti; ha un effetto molto rilevante. Protossido di azoto ()N2O. Uso di fertilizzanti e processi industriali. Gas fluorurati: Condizionatori, spray e processi industriali; ha permanenza lunga in atmosfera. Vapore acqueo (H2O). Principale gas serra naturale.
Il contratto sociale digitale - Seconda parte
Da diversi anni mi occupo di analizzare i fenomeni che governano la fluttuazione dei numeri di due metriche tipiche dei profili social network: i follower (chi ci segue) e i following (chi seguiamo).
Se possediamo un profilo social, possiamo essere entrambe le forme. Come noi, chi ci segue (il follower) è a sua volta qualcuno che segue (azione del “following”) e il nostro profilo può dunque essere suo “follower” e “followed by” da esso.
Non è però sempre scontato essere simultaneamente “seguiti” e “seguaci” in rapporto a un medesimo altro profilo utente. Possiamo essere i suoi follower ma non essere da esso followed by, e possiamo anche essere followed by ma non allo stesso tempo follower di questo.
Le dinamiche della reciprocità saranno al centro della ricerca che vi proporrò.
Nota: se ancora non l’avete fatto, vi invito a leggere qui il precedente articolo, in quanto propedeutico alla comprensione di questo e di quelli che seguiranno.
Ricorda: è altrettanto importante la lettura delle note.
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In questo articolo concentreremo le nostre analisi sulle strutture e sulle dinamiche che appartengono alle comunità sociali digitali senza vincolo di reciprocità.
Buona lettura.
Il “contratto sociale”[1] digitale
Nel precedente articolo abbiamo visto che tutti gli utenti dei social network, in quanto appartenenti a comunità (digitali), concorrono all’instaurarsi di forme di contratto sociale, di almeno due macro tipi: “con” e “senza” il “vincolo di reciprocità” tra gli utenti.
Prenderò qui in esame la piattaforma Instagram come esempio di contratto sociale senza vincolo di reciprocità.
Da qui ci potremo avviare, a partire dal prossimo articolo, a scoprire che il prestigio sociale di ciascun utente dipende dal posizionamento che esso ottiene all’interno del contratto sociale.
Instagram: il Follow e il contratto sociale senza vincolo di reciprocità (s.v.r.)
Il caso di Instagram vale come sufficientemente dimostrativo di questa meccanica del Follow e delle sue dinamiche, per tutte le altre piattaforme incentrate su di essa, come la celeberrima TikTok.
Diversamente dalla piattaforma Facebook, Instagram non fonda la possibilità di interazione sociale della propria comunità sull’esistenza di un rapporto di scambio reciproco vincolante tra utenti.
Su Instagram la meccanica del Follow è l’unica a muovere le dinamiche di connessione direzionale dei suoi utenti.
Il contratto sociale di Instagram è unidirezionale, ossia permette agli utenti di diventare follower altrui non vincolando i profili da loro followed by a contraccambiare automaticamente con il cosiddetto “follow back”[2].
L’azione del “seguire” un profilo è una libera scelta dell’utente, mentre il soddisfacimento delle aspettative di un contraccambio rimangono estranee al contratto sociale digitale.
In questa forma di contratto infatti, chi viene “seguito”, è libero di scegliere se diventare a propria volta un follower del proprio nuovo “seguace”.
Ogni forma di reciprocità, di restituzione e contraccambio sarà dunque un’azione rimessa alla volontà e alla responsabilità individuale.
La forma della reciprocità non è regolata o in alcun modo indirizzata dal contratto sociale che si instaura nelle comunità sociali digitali, le cui dinamiche sono rese possibili dalla sola meccanica del Follow.
Per sua natura, la meccanica del Follow non è dotata di vincolo di reciprocità, che abbiamo visto essere invece alle fondamenta della Richiesta di amicizia di Facebook[3].
In conclusione, dove la meccanica del Follow si instaura come fondante e strutturale di una piattaforma sociale digitale, non è automaticamente necessario che il medesimo utente possa essere simultaneamente follower e followed by in rapporto a uno stesso altro profilo. La reciprocità deriva da una responsabilità esterna alla piattaforma sociale: è una decisione regolata individualmente.
Il Follow e Facebook
Per quanto riguarda la piattaforma Facebook, la possibilità di essere anche solo follower di profili utente è stata aggiunta solo anteriormente alla sua creazione[4]. In essa, la meccanica del follow è tuttora non vincolante né essa è la principale via percorribile per stabilire una connessione[5].
Essa è stata, in questo caso, mutuata storicamente dal sistema già esistente delle “Pagine Facebook”, il quale si sorregge sulla libera adesione di interesse dell’utente ai contenuti ivi presenti ed erogati.
Va poi notato che, sempre per quanto riguarda Facebook, la meccanica del Follow è stata definitivamente implementata in seguito all'acquisizione che questa azienda ha fatto della piattaforma Instagram, nella quale questa meccanica è invece strutturalmente portante e alle basi della costruzione della propria comunità sociale digitale.
Se dunque il Follow è compreso ma non strutturale per Facebook, che abbiamo visto fondarsi sulla meccanica dell’Amicizia, nel caso di Instagram esso è proprio alle fondamenta della sua piattaforma sociale, e dunque anche caratterizzante il suo “contratto sociale”.
NOTE:
[1] Per l’utilizzo di questo termine e per approfondimenti sul tema, rimando al precedente articolo: qui.
[2] Sulla piattaforma sociale digitale di Instagram non vi è meccanica atta a garantire l’utente follower di essere automaticamente followed by e dunque che vincoli il followed by a diventare a sua volta follower dei propri follower.
[3] Lo abbiamo visto nel primo articolo: qui.
[4] La funzione "seguire" per i profili privati di Facebook è stata introdotta il 14 settembre 2011. Inizialmente, questa funzionalità era stata lanciata con il nome di "Iscriviti" (Subscribe). Solo successivamente, nel dicembre 2012, Facebook ha deciso di rinominare il pulsante in "Segui" (Follow) per uniformarsi alla terminologia già popolare su altre piattaforme social come Twitter e Instagram.
La meccanica del follow di Facebook permette agli utenti di vedere gli aggiornamenti pubblici di persone che non sono nella loro lista di amici. Probabilmente l’esigenza di introdurre questa meccanica è nata per permettere a profili particolarmente famosi di superare il limite massimo di 5000 amici possedibili. Certo è che Facebook avrebbe comunque potuto aumentare questo limite. Potrebbe anche questo limite concorrere al mantenimento di un sistema del prestigio sociale digitale? A voi la risposta.
[5] Sulla definizione che adotto per i termini “connessione” e “collegamento”, si veda l’articolo precedente: qui.



