Da diversi anni mi occupo di analizzare i fenomeni che governano la fluttuazione dei numeri di due metriche tipiche dei profili social network: i follower (chi ci segue) e i following (chi seguiamo).
Se possediamo un profilo social, possiamo essere entrambe le forme. Come noi, chi ci segue (il follower) è a sua volta qualcuno che segue (azione del “following”) e il nostro profilo può dunque essere suo “follower” e “followed by” da esso.
Non è però sempre scontato essere simultaneamente “seguiti” e “seguaci” in rapporto a un medesimo altro profilo utente. Possiamo essere i suoi follower ma non essere da esso followed by, e possiamo anche essere followed by ma non allo stesso tempo follower di questo.
Le dinamiche della reciprocità saranno al centro della ricerca che vi proporrò.
Nota: al fine di comprendere meglio lo scenario in cui ci muoveremo è necessaria la lettura delle note.
Buona lettura.
Il “contratto sociale”[1] digitale
Tutti gli utenti dei social network, in quanto appartenenti a comunità a tutti gli effetti, a prescindere dal proprio grado di coinvolgimento, accettano, concorrono e alimentano forme di contratto sociale. Le forme di questo o di quel contratto sono vincolate alle meccaniche specifiche delle piattaforme digitali in cui si sviluppa e popola la rete sociale di appartenenza.
Di queste forme del contratto sociale digitale ne esistono di due macro tipi: “con” e “senza” il “vincolo di reciprocità” tra utenti che stabiliscono connessioni con profili altrui.
Come vedremo nei futuri articoli, è proprio dal posizionamento all’interno del contratto sociale che dipende il prestigio sociale di ciascun utente.
Prenderò qui in esame la piattaforma Facebook come esempio di contratto sociale con vincolo di reciprocità.
Facebook e la forma dell’Amicizia
Storicamente essa si fonda sulla “Amicizia”, una forma di collegamento “diretto e reciproco”[2] tra utenti[3]. La meccanica specifica di connessione[4] tra profili è quella della “Richiesta di amicizia” tra due profili utente unici[5]. Il primo profilo è quello che definiamo “richiedente”, ossia un utente che promuove la richiesta di contatto[6] al secondo profilo, che chiameremo “ricevente”.
Con questa richiesta, il primo chiede al secondo di entrare nella sua “Lista degli amici”. Il collegamento si stabilirà tramite l’accettazione della richiesta di amicizia da parte del ricevente.
Il “contratto sociale” digitale con vincolo di reciprocità
La meccanica di attivazione di questo collegamento dell’Amicizia è bidirezionale, ossia legata indissolubilmente al principio di reciprocità. Una volta accettata la richiesta, il richiedente e il ricevente si riconoscono obbligatoriamente il privilegio reciproco di entrare nella rispettiva Lista degli amici.
Questa “entrata tra gli amici” permette a entrambi di incrementare di una unità il numero dei propri “Amici”, oltre che di poter accedere alle informazioni e ai contenuti condivisi da ciascuno in esclusiva per i propri Amici.
La reciprocità anche nella rimozione
Qualora uno dei due utenti volesse estromettere l’altro dalla propria Lista degli amici, può sì rimuoverlo da questa.
L’azione di “rimozione” rientra anch’essa in una meccanica bidirezionale: rimuovendo un amico dalla propria lista, entrambi gli “ex amici” perderanno ciascuno un “amico” sotto l’aspetto quantitativo numerico. Se chi ha rimosso prima aveva 1000 amici, ora ne avrà 999, e di conseguenza accadrà all’altro di trovarsi un amico in meno. Ovviamente la rimozione causa anche la cessazione dei relativi privilegi di accesso all’informazione altrui, che questo contratto sociale permette.
L’aspetto quantitativo della connessione (anticipazioni)
Per comprendere meglio lo scenario che ci si presenterà di fronte nel prossimo articolo, dobbiamo ricordare quest’ultimo fatto della reciprocità del contratto sociale di Facebook.
Teniamo fermo l’aspetto del vincolo meccanico sotto l’aspetto quantitativo, ossia dell’acquisizione e della perdita di unità numeriche legate alle connessioni precedentemente stabilite.
L’aspetto quantitativo del “numero di connessioni possedute” è, quindi, uno dei valori alle fondamenta del prestigio sociale dei profili utente delle comunità sociali digitali.
Come inizieremo a vedere a partire dal prossimo articolo, esso è infatti il motore di diverse meccaniche, sia algoritmiche che “human-driven”, le quali permettono agli utenti di attuare strategie utili al miglioramento della propria presenza sulle piattaforme sociali digitali.
NOTE:
[1] Utilizzo questo termine volutamente inserito fra le virgolette. Mi interessa per ragioni prettamente funzionali, per l’utilità prodotta dal suo significato letterale, e non da quello filosofico. Riguardo a quest’ultimo, però, vi invito a fare un proficuo confronto tra i due significati che il contratto sociale ha per la filosofia rousseauiana e quello che avrà successivamente per quella kantiana.
[2] Nella lingua italiana i termini “collegamento” e “connessione” sono spesso utilizzati come sinonimi. La loro differenza formale ricade nell’utilizzo rispetto a 1) una unione diretta sul piano fisico-materiale nel caso del primo termine e 2) di un’unione di tipo immateriale (ad es. logica) nel secondo. Utilizzerò dunque il termine 1) collegamento quando la connessione è reciproca, ossia c’è un’azione di follow reciproca; il termine 2) connessione lo utilizzerò per i casi in cui l’azione del follower è unidirezionale e svincolata dalle forme della reciprocità. Interessante è anche l’accezione che viene data dei due termini in campo giuridico penale, dove il collegamento è un criterio legale che determina il vincolo fattuale che genera la connessione, la quale è sempre conseguenza giuridica di tale legame (art. 12 c.p.p.).
[3] La possibilità di essere follower, ma non amici, di profili utente privati è stata aggiunta solo anteriormente sulla piattaforma Facebook (2011). Probabilmente l’esigenza è nata per permettere a profili particolarmente famosi di superare il limite massimo di 5000 amici possedibili.
[4] Supra, nota 2.
[5] Per “unico”, in riferimento al “profilo”, mi riferisco alla sua corrispondenza ad un “utente” univoco. Da questa analisi sono perciò escluse entità quali i “profilo utente condiviso” e quelli sì utente ma creati per attività di varia natura (commerciali, sportive, associazionistiche etc.). Ne sono dunque escluse anche le connessioni alle Pagine e ai Gruppi Facebook.
[6] Molto interessante è la differenza che la piattaforma LinkedIn pone ufficialmente tra le definizioni di “contatto” e di “collegamento”, dove un contatto è una persona a cui viene inviato un invito, mentre “una connessione è un contatto a cui si dispone una connessione di primo grado”. (…) “Mentre tutte le connessioni vengono salvate nell’elenco Contatti, non tutti i contatti sono collegamenti di primo grado” (Guida ufficiale LinkedIn).
Per chi non conoscesse LinkedIn, in questa piattaforma sociale digitale viene instaurata e posizionata come portante la meccanica del “grado di distanza” di connessione tra i profili. Questa ha sicuramente risvolti utili alla partecipazione attraverso l’ambizione di “accorciare le distanze” dai profili che ci avvicinano al lavoro che vorremmo fare.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
– art. 12 Codice di procedura penale;
– Guida ufficiale di LinkedIn: https://www.linkedin.com/help/linkedin/answer/a565191/differenza-tra-un-contatto-e-una-connessione?lang=it;
– Standard della Community Meta: https://transparency.meta.com/policies/community-standards/;
– Linee guida Facebook per Editor e Creator: https://www.facebook.com/business?id=193136622109756.
Autore
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Dottore magistrale in Scienze Filosofiche, è un artista multidisciplinare, musicista e sound designer. La sua indagine sulla Tecnica e sulla Tecnologia prende i passi dalla Filosofia di Platone e dalle Filosofie Presocratiche, con l’utilizzo di prospettive socio e antropologiche. Tra Milano, Sardegna, Dolomiti, porta avanti la sua ricerca mettendola in pratica attraverso la realizzazione dei propri lavori artistici. https://fabiotalloru.com/
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[…] [3] Lo abbiamo visto nel primo articolo: qui. […]