Rosi Braidotti è una nota filosofa femminista, di rilievo internazionale. È stata una pioniera dei Women’s Studies in Europa ed è una delle principali teoriche del post-umano (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Rosi_Braidotti).
Si è sempre contrapposta all’uso dell’opposizione binaria quando si analizzano le differenze di genere, etniche e culturali. Peccato, però, che il suo lodevole anti-binarismo svapori quando si tratta di esplorare il mondo dei movimenti critici e scettici nei confronti delle rappresentazioni scientifiche oggi dominanti, spesso legate a logiche neoliberiste a cui lei ha dedicato una parte rilevante della sua riflessione. Infatti, rispetto a questo mondo lei dispensa generosamente semplificazioni e il ragionamento binario la fa da padrone: vax e no vax, responsabilità politica versus populismo, scienza e anti-scienza.
Lì, la complessità analitica si infrange sugli scogli delle distinzioni categoriali e binarie, delle dicotomie e delle banalizzazioni che tanto spazio trovano nel giornalismo, nella politica e nei ragionamenti di senso comune. L’ambivalenza sistematica che struttura le rappresentazioni culturali del mondo che abitiamo, le nostre identità multiple e nomadi ecc., in questo caso si coagulano in una semplicità disarmante: da una parte le normali[1], persone sagge e sensate; dall’altro le devianti (le no vax). Il fluidismo tanto (e giustamente) sbandierato viaggia, quindi, a corrente alternata.
Peraltro, ci (legittimamente) inorridiremmo se una donna fosse chiamata “no-man”, o una vegetariana “no meat”). E allora perché a una scettica, critica, pro-choice (la maggior parte delle cosiddette ‘no vax’ non era contraria al vaccino, ma all’obbligatorietà della vaccinazione) non viene riconosciuta un’identità ‘positiva’ e invece soltanto un’identità per sottrazione o al negativo?
Rosi Braidotti collabora con il settimanale del Corriere della Sera, “7 – Sette”, e da aprile 2021 è periodicamente ospite a Otto e mezzo, il programma di approfondimento giornalistico quotidiano di Lilli Gruber, per l’emittente televisiva italiana La7. Quotidiano, settimanale e canale televisivo fanno parte dello stesso ecosistema: Cairo Editore.
Una delle prime (forse la prima) apparizioni a Otto e mezzo è del 14 aprile 2021 (https://www.youtube.com/watch?v=UY-dGJT7ngI ). Alla conduttrice disse: “io ho fatto la mia prima dose di vaccino cantando di felicità. L’ho attesa molto con grande ansia. Attendo anche la seconda dose che sarà tra una decina di settimane”. Poi passava a elencare statistiche epidemiologiche sui contagi, decessi e altro, sicuramente non frutto dei suoi studi (dov’è competente) ma della lettura dei giornali. Infine, usando un linguaggio militare, affermava che serviva un patto generazionale per sconfiggere il virus, per “andare avanti su questa lotta, che in effetti è una guerra, una guerra che dobbiamo vincere”.
Sorprende questa retorica bellicistica, un po’ sempliciotta, in una studiosa del post-umano. Specie alla luce di altre prospettive, più raffinate e feconde. Come, ad esempio, la “svolta pro-biotica” (Lorimer 2020), in contrasto con l'”approccio antibiotico” portato avanti per decenni dalle grandi case farmaceutiche, dall’agricoltura industriale e dalla tendenza verso un’igiene estrema. Tale svolta afferma che moltissimi batteri sono una presenza fissa del corpo umano, senza per questo provocare danni al suo interno. Anzi, la loro presenza è addirittura benefica per lo svolgimento di alcune funzioni metaboliche e per le difese immunitarie. Il loro insieme è chiamato microbiota. Sono batteri salutogeni (cioè che hanno un effetto favorevole al mantenimento di un buon stato di salute). La svolta probiotica considera i virus e i batteri come partners (e non nemici) nella nostra evoluzione, perché gli esseri umani sono dei “simbionti”, organismi che vivono obbligatoriamente un rapporto con altri organismi viventi (es. batteri) e semi-viventi (es. virus).
Ovviamente alcuni tipi di batteri e virus (definiti patogeni) danneggiano i tessuti e gli organi e possono essere pericolosi e anche letali. Ma anche alcuni esseri umani lo possono essere, e a volte lo sono. Le cronache ci segnalano continuamente femminicidi, infanticidi, parricidi ecc. (tralasciando le guerre che i vari capi di Stato scatenano). È questo un motivo sufficiente per entrare in belligeranza con gli esseri umani?
Il giorno dopo (15 aprile 2021), l’allora ministro della sanità Roberto Speranza, in una seduta parlamentare (https://www.youtube.com/watch?v=8si8eE9YG6Y vai al minuto 6 e 11”) dichiarava, relativamente al vaccino anti covid, “AstraZeneca efficace e sicuro”.
Un (non estemporaneo) allineamento tra certe filosofie femministe e i governi.
Tuttavia, le certezze del ministro e l’entusiasmo di Braidotti per il vaccino Astrazeneca si infransero tre anni dopo, quando il 4 maggio 2024 il vaccino anti-Covid AstraZeneca (Vaxzevria) fu ritirato dal commercio a causa del riscontro di casi di trombosi, noti come sindrome da trombocitopenia trombotica (TTS), legati a una reazione autoimmune. Questi eventi avversi, segnalati dopo la commercializzazione, hanno portato a una rivalutazione del rapporto beneficio-rischio, specialmente con l’emergere di alternative vaccinali basate su mRNA.
Ovviamente la questione è molto complessa e non semplificabile in fazioni binarie pro vaccino (https://www.valigiablu.it/astrazeneca-vaccini-covid-19-ritiro-perche/) oppure contro (https://www.insalutenews.it/in-salute/danno-da-vaccino-astrazeneca-codacons-vince-la-causa/).
Proprio perché non è una guerra e le controversie non si affrontano in modo partigiano.
Anche perché una farmacovigilanza attiva (cioè il monitoraggio continuo sugli effetti del vaccino, anche a distanza di tempo ― e non semplicemente la segnalazione estemporanea) in molti Paesi praticamente non esiste (Mezza e Blume 2021; Mezza 2025; Mezza e Blume 2026).
Tuttavia, quello che fa specie, è vedere un certo femminismo (apparentemente radicale) farsi baldanzoso testimonial di un farmaco poi ritirato…
NOTE:
[1] Uso il femminile sovraesteso.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
Gobo, G. (2023), Si poteva comunicare diversamente la sindemia? Cambiare linguaggio per cambiare il corso degli eventi, in Polesana M.A. e Risi E. (a cura di), (S)comunicazione e pandemia. Ricategorizzazioni, ossimori e contrapposizioni di un’emergenza infinita, Milano-Udine: Mimesis, pp. 7-20.
Lorimer, J. (2020), The Probiotic Planet. Using Life to Manage Life, Minneapolis: University of Minnesota Press.
Mezza, M. (2025). Entangled evidence: epistemic injustice, and systemic neglect in the assessment of menstrual disorders following COVID-19 vaccines. Critical Public Health, 35(1).
Mezza, M. e Blume, S. (2021), Turning suffering into side effects: Responses to HPV vaccination in Colombia, Social Science & Medicine, 282, pp. 141-35.
Mezza, M. e Blume, S. (2026), Immunization and society: A social science agenda for pharmacovigilance, in Faulkner A., A Research Agenda for Biomedicine and Society, Cheltenham (UK): Elgar, pp. 37-54.
Zimmer, C. (2011) A planet of viruses, Chicago: University of Chicago Press.
Autore
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Professore ordinario di Sociologia delle Scienze e delle Tecnologie, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Per molti anni si è occupato di epistemologia e metodologia della ricerca sociale. Attualmente si dedica allo studio dei “sensi sociali” e di controversie scientifiche nel campo della salute. Per le sue pubblicazioni cliccare il link qui sotto.
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