Nella novella per ragazzi di Gianni Rodari, C’era due volte il barone Lamberto, il protagonista, il barone Lamberto, ha uno stuolo di persone che – ben pagate per questo – pronunciano continuamente il suo nome. Questa continua ripetizione – secondo una profezia egiziana – allontana la morte di Lamberto che, al contrario, diventa ogni giorno più giovane, invertendo il corso del suo tempo. Il barone Lamberto muore quando il suo nome non viene più pronunciato e – inaspettatamente – ritorna in vita quando la litania riprende durante il suo funerale.
Ma nella realtà, sembra che il tempo non torni proprio indietro.
Il tempo andava solo in avanti, una volta, e scandiva i fenomeni
Per le scienze naturali e fisiche, e per il senso comune, fino agli inizi del XX secolo il tempo andava solo in avanti, era scandito in modo omogeneo e inalterabile.
Era una variabile indipendente e una grandezza assoluta.
E, di certo, che il suo corso potesse essere invertito era cosa impensabile. Anche se le equazioni di Newton ne ammettono formalmente la reversibilità, descrivendo un formalmente possibile moto “all’indietro” dei pianeti, questa reversibilità e una struttura non omogenea e costante del tempo erano considerate impossibili e insensate.
A sostegno della direzione privilegiata (per non dire obbligata) in avanti del tempo, a metà dell’800, il chimico Rudolf Clausius propone la teoria dell’entropia, il cui continuo aumento garantisce l’irreversibilità dei processi macroscopici[1].
Tempo e relazione di causa ed effetto, per la modernità
La magia del tempo che si muove in una sola direzione, in avanti, in modo non reversibile, è la garanzia dei meccanismi di causalità, in un modo e con dei risultati per Immanuel Kant e in un altro modo e con ben altri risultati per David Hume.
La seconda analogia dell’esperienza fonda il principio di causalità e la percezione nello scorrere monodirezionale del tempo: «non vi è infatti fenomeno che ritorni dall’istante seguente a quello precedente. Da un tempo dato […] il passaggio ad un tempo successivo ha carattere di necessità» (I. Kant, Critica della ragion pura, UTET, 2013, p. 229, A194).
Il tempo – secondo Kant – è il cronometro interno con cui organizziamo la realtà, ed è una forma a priori della sensibilità, parte del soggetto, indipendente dall’esperienza, principio strutturante della successione dei fenomeni[2].
Per Hume, la frequente contiguità temporale di due fenomeni, che si dipana nello scorrere in avanti e solo in avanti del tempo, è la principale ragione per cui riteniamo che un fenomeno – che viene prima – sia causa dell’altro – che viene dopo. Un principio di causalità sub iudice, frutto dell’abitudine, non certo, non dimostrato, ma possibile solo e soltanto in virtù della direzione privilegiata del tempo, dal prima al dopo, in modo omogeneo.
Nel 1905, A. Einstein rompe il paradigma
Il 1905 è l’annus mirabilis einsteiniano. A. Einstein pubblica su Annalen der Physik i quattro articoli[3] che cambiano radicalmente i paradigmi della fisica; tra questi, Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento espone la teoria della relatività nella sua forma “ristretta” ai fenomeni elettromagnetici.
Il lavoro di Einstein – come è noto – mette in crisi la nozione di tempo assoluto, metro omogeneo e invariabile dei fenomeni nel suo fluire. Il tempo – in certe condizioni, quando il sistema di riferimento o l’oggetto osservato si muovono a velocità prossime[4] a quelle della luce – si dilata o si restringe, secondo delle proporzioni variabili.
Anche le trasformazioni relativistiche, come quelle newtoniane e galileiane, prevedono formalmente dei valori negativi della variabile t, dei tempi negativi che scorrono all’indietro; tuttavia, Einstein esclude fermamente la possibilità dell’inversione temporale, perché questo fluire all’indietro andrebbe in conflitto con l’invariabilità della costante fondativa della sua teoria: C, la velocità della luce[5].
Le recenti scoperte che mettono in dubbio l’irreversibilità del tempo
La rivista Le Scienze, nel 2021 e nel 2024[6], riporta notizie su alcuni gruppi di ricerca che – separatamente, in Austria e in Cina, e anche su basi teoriche italiane – hanno realizzato dei circuiti ottici quantistici per l’inversione temporale.
In entrambi i casi, gli sperimentatori hanno rilevato un fenomeno di sovrapposizione delle sequenze temporali di due eventi elettronici: secondo una osservazione, l’evento A precede l’evento B; secondo un’altra osservazione contestuale, l’evento A segue l’evento B. In parole molto povere e semplificate, l’elettrone osservato era in grado di tornare al suo stato iniziale dopo essere transitato da uno stato successivo, come se il secondo stato non fosse mai esistito.
L’evoluzione di questi esperimenti «ha preso di mira la freccia del tempo» cercando di far entrare in modo esplicito la dimensione temporale nell’apparato sperimentale e generado una vera e propria sovrapposizione di stati temporali, di flusso tra passato-futuro e futuro-passato. In sostanza, il circuito ottico perette di “vedere” una impostazione precedente dello stesso circuito come se questa avvenisse nel momento dell’osservazione.
Ora, questo risultato può essere interpretato come una vera e propria inversione temporale; oppure come una “semplice” simulazione dell’inversione del tempo; su questo punto non vi è accordo tra i fisici che hanno realizzato l’esperienza, anche perché in quantistica, proprio per la sua struttura, è difficile affermare cosa sia reale e cosa no; si sa che funziona ma la petizione di realtà resta sospesa.
La realtà macroscopica rimane indietro al tempo che va in avanti
Questa possibile inversione temporale – attribuita a fenomeni elettronici, nella scala subatomica – non funziona, però, a livello macroscopico, nel mesocosmo, nella realtà dei viventi e dei fenomeni più facilmente osservabili, di tutti i giorni (a proposito di tempo).
Non funziona, e ci lascia con la nostra solita, crudele, nozione e pratica del tempo. Del tempo che scorre, non arrestabile e non reversibile, dal ieri all’oggi e dall’oggi al domani. Del tempo che non permette di modificare il passato – se non con operazioni di false ricostruzione della memoria – di aggiustare gli errori commessi, di non subire oggi gli effetti delle azioni di ieri, e domani di quelle di oggi.
Il tempo che scorre e che ci porta il dono magico della coscienza della nostra mortalità che, dai religiosi agli esistenzialisti, è un faro morale impagabile. Faro che alcuni ricchi, presuntuosi e arroganti, cercano disperatamente di spegnere attraverso le improbabili e costosissime opzioni di ringiovanimento e transumanesimo.
Il tempo che scorre in avanti e la morte che si avvicina, ineluttabile e, come la natura leopardiana, crudele e indifferente a noi e agli esperimenti quantistici.
NOTE:
[1] Di fatto, per alcuni teorici, la teoria dell’entropia sembra contenere in sé – come suo implicito fondamento – il postulato dell’irreversibilità del tempo, che ne sarebbe anche corollario. Un gatto che si morde la coda.
[2] Cfr. cit. p. 106-108, B46 – B49.
[3] I quattro articoli, Über einen die Erzeugung und Verwandlung des Lichtes betreffenden heuristischen Gesichtspunkt, (Un punto di vista euristico sulla produzione e la trasformazione della luce), Über die von der molekularkinetischen Theorie der Wärme geforderte Bewegung von in ruhenden Flüssigkeiten suspendierten Teilchen, (Il moto di piccole particelle sospese in liquidi in quiete, secondo la teoria cinetico-molecolare del calore), Zur Elektrodynamik bewegter Körper (Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento) e Ist die Trägheit eines Körpers von seinem Energieinhalt abhängig? (L’inerzia di un corpo dipende dal contenuto di energia?), sono raccolti, in inglese, in Annus Mirabilis Papers, a cura di Jesse Russell e Ronald Cohn, Book on Demand Ltd, 2013.
[4] Le velocità a cui gli effetti di compressione e dilatazione del tempo diventano significative – con effetti pratici – sono quelle superiori al 10% della velcoità della luce, C x 10-1, oltre i 30.000 km al secondo.
[5] Nella formulazione della teoria della relatività ristretta o speciale, la velocità della luce è costante, né mai minore né mai maggiore di C, pari a 300.000 km al secondo; il limite di estensione della teoria è il caso di un corpo che si muova esattamente alla velcoità della luce: in questo caso, il tempo t si dilata fino a fermarsi. Sulla carta, però, poiché – in questa teoria – la velcoità della luce non è raggiungibile da nessun corpo fisico.
[6] Per approfondire la spiegazione, cfr.: Avanti e indietro nel tempo? Nel mondo dei quanti è possibile, Come gli scienziati hanno (e non hanno) invertito il tempo, traduzione di How Quantum Physicists ‘Flipped Time’ (and How They Didn’t) (Quanta Magazine, 27/01/2023).
Autore
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Laureato in Scienze Filosofiche all’Università degli Studi di Milano e manager. Scrive appunti sul rapporto tra scienze, tecnologie e morale anche quando pedala come un pazzo, la domenica mattina. A volte dice di lavorare. È il direttore editoriale di Controversie.
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