Ho incontrato un’interessante analisi sul fenomeno evolutivo degli ecosistemi linguistici del Web, proposta dal canale Youtube La Sedia a 2 Gambe.

Divulgatore della Cultura di Internet, l’anonimo autore di questo canale utilizza l’espediente di dialogo con la protagonista narrativa di questi video: una sedia a due gambe.

Assieme, i due esplorano in modo originale, coinvolgente, chiaro e senza prendersi troppo sul serio, il mondo di Internet, analizzandone i fenomeni e i trend virali che hanno plasmato la cultura online, dai suoi albori fino ai nostri tempi.

Qui di seguito vi proponiamo la nostra rilettura dei contenuti di questo interessante video.

 


La tesi centrale

Pensiamo che l’analisi del linguaggio digitale debba oramai superare la riduzione di questo fenomeno a sola manifestazione estetica marginale o contingenziale. Chi studia la comunicazione umana non può non concordare sulla necessità di uno studio strutturale delle architetture del significato del linguaggio del mondo online.

La tesi sostenuta nel video-documento “L’Incomprensibile “NUOVA” LINGUA di INTERNET”, è che la nuova lingua di Internet non rappresenti una degenerazione entropica del codice verbale, bensì un meccanismo adattivo, difensivo e identitario estremamente sofisticato. Tale mutazione è oggi sempre più modellata dalla pressione selettiva degli algoritmi e dal collasso sistemico dei confini tra le comunità digitali.

Da questo video-documento è possibile formulare la seguente tesi:

La lingua di internet non è un sistema di comunicazione unitario o stabile, ma un ecosistema frammentato in “corridoi” (micro-comunità) in cui il lessico non serve a spiegare concetti, ma funge da strumento di sopravvivenza contro gli algoritmi (Algospeak) e da segnale di appartenenza identitaria.

È una lingua dal ciclo di vita effimero: nasce per necessità o nicchia e “muore” non appena viene cooptata dalla cultura di massa o dai brand.

Scopriamo i motivi che portano a questa formulazione.

La genesi storica

Le radici dei gerghi digitali affondano nell’era dei primi forum e delle BBS[1], dove la comunicazione rispondeva a stringenti vincoli economici e tecnici.

Per comprendere l’evoluzione del gergo, occorre considerare la comunicazione come un asset a costo variabile: più andiamo indietro nel tempo, più ogni carattere di ciascuna parola inviata su una chat ha avuto un costo evidente apprezzabile (pensiamo ad esempio agli SMS a pagamento di una volta). La necessità di minimizzare i propri costi di comunicazione ha generato un processo di ragionamento pratico che ha spinto l’utente a una sintesi estrema del linguaggio, dando vita ad acronimi e abbreviazioni, non come vezzo stilistico, ma come ottimizzazione delle risorse. 

Sempre storicamente, il passaggio al “Leet Speak” (l’uso di numeri come il 7 per la “T” o il “3” per la “E”) ha invece rappresentato l’adozione di un “metodo geometrico” applicato alla comunicazione. Questa necessità è nata per bypassare i filtri automatici di forum o chat, quando ancora essi erano rigidi e prevedibili; pertanto, la deviazione morfologica offriva un bypass sicuro alla “censura”.

L’adozione odierna di termini gergali come «Rizz»[2], «Simp»[3] o «Based»[4] è comprensibile solo nel micro contesto di adozione[5] o nel contesto cronologico, prima della loro nascita e del loro utilizzo poi.

L’utente internet va costantemente cercando un punto di equilibrio che renda efficace la propria comunicazione, correndo sempre il rischio che non si concili con le regole generali “dettate” dagli algoritmi o dalle comunità digitali.

Il significato di queste espressioni non è infatti fissato a monte da un’autorità, ma bilanciato costantemente tra l’intenzione dell’utente e il “vibe” della comunità.

Questo comportamento stabilisce chi è insider e chi è outsider, agendo come una difesa contro l’intrusione di contesti esterni non autorizzati.

La pressione dell’algoritmo e l’Algospeak

Nell’ecosistema attuale, il filtro tecnologico non è un canale passivo (rigido e prevedibile) ma un attore dinamico che impone una ragionamento causale costante agli utenti. Il fenomeno dell’Algospeak (ad esempio l’uso di “seggs” in luogo di “sex”) nasce da un’inferenza logica basata sull’osservazione:

“Se utilizzo il termine X, la macchina attua l’oscuramento, la demonetizzazione o la rimozione di un contenuto; dunque, devo sintetizzare il termine in Y”.

Questa pratica può essere interpretata come un ragionamento dei segni, in cui l’utente interpreta i pattern di moderazione dei bot per prevederne il comportamento e aggirarne la censura.

Tale gara contro la macchina accelera parossisticamente il ciclo di vita dei termini.

Inoltre, nel momento in cui una parola viene adottata dalla massa o dai brand, essa perde la sua funzione di segnale protetto e diventa “radioattiva” o “cringe“. La morte semantica del termine avviene quando la sua utilità tattica viene neutralizzata dalla visibilità mainstream, confermando che la lingua digitale è, prima di tutto, uno strumento di sopravvivenza morfologica contro i pattern di riconoscimento automatizzati.

Il Collasso dei Contesti e la Frammentazione del Feed

Il passaggio dai forum tematici al feed unico di TikTok e Instagram ha determinato il “collasso dei contesti“.

In questo scenario, la filosofia del linguaggio ordinario “tradizionale” arranca a tenere il passo: non esiste più un linguaggio “ordinario” condiviso, ma una miriade di “micro-ordinarietà” isolate in “corridoi semiotici[6] divergenti, in costante evoluzione, comparsa e scomparsa.

L’utente “cronicamente online” naviga in questi corridoi subendo continue “collisioni contestuali”, dove un termine può essere simultaneamente un marcatore culturale AAVE[7], un insulto o un’espressione ironica a seconda della comunità digitale di riferimento.

Assistiamo qui a una forma estrema di ingegneria concettuale:

le comunità ridefiniscono costantemente termini legati all’identità, al genere o alla razza per proteggere i propri significati dalla distorsione esterna. L’incomprensibilità per chi è esterno non è un limite cognitivo, ma la prova della frammentazione dello spazio digitale in ecosistemi dove la comunicazione serve a escludere tanto quanto a includere.

In questi “corridoi semiotici“, l’incomprensibilità è il risultato finale di una navigazione in feed che non comunicano più tra loro.

Conclusioni

Dalla genesi tattica del Leet Speak alla resistenza algoritmica dell’Algospeak, fino alla frammentazione dei feed, la tesi iniziale trova piena conferma.

La mutazione linguistica digitale ha ormai permeato la realtà fisica e istituzionale, eliminando ogni possibile distinzione tra “online” e “offline“. Ne sono prova il CAREN Act a San Francisco[8] o il discorso della senatrice australiana Fatima Payman[9], che ha portato il gergo di TikTok nei ranghi del Parlamento, dimostrando come la politica stessa inizi a emulare i pattern di un commento generato da un bot.

Possiamo affermare che questo nuovo linguaggio è la “condizione di possibilità” stessa della comunicazione nel XXI secolo. Esso non è una corruzione della parola, ma l’unica risposta coerente a un ambiente dominato da filtri robotici, sorveglianza algoritmica e collisioni culturali permanenti.

In ultima analisi, l’ecosistema linguistico di Internet si mostra in costante mutazione comunicativa, con un linguaggio che non è solo un insieme di “termini e parole”; piuttosto, questo linguaggio, è l’organo adattivo di un’umanità che tenta di restare udibile in un mondo progettato per essere filtrato.

 

 


 

NOTE:

[1] Acronimo di “Bulletin Board System”, è un sistema telematico sviluppato negli anni 1970 per consentire a computer remoti di condividere o prelevare risorse accedendo a un calcolatore centrale. Il sistema ha costituito il fulcro delle prime comunicazioni telematiche amatoriali, dando vita alla telematica di base, portando a novità quali la messaggistica e il file sharing centralizzato.
Nell’uso corrente, soprattutto in giapponese, indica anche i forum, i guestbook e i newsgroup su Internet. (da Wikipedia – vedi i RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI)

[2] Tutti e tre questi termini gergali hanno già raggiunto larga diffusione e ciascuno ci è utile a rappresentare un genere di evoluzione diversa dei termini del linguaggio del Web. «Rizz» ad esempio è stato eletto parola dell’anno 2023 da Oxford Languages, è un termine slang della Gen Z, nato in rete intorno al 2022, ed esploso nel 2023 dopo un’intervista all’attore Tom Holland, diventando virale sui social.

Per approfondire il significato, di questo e dei seguenti termini, consultare il dizionario https://www.merriam-webster.com/.

[3] Il termine «Simp», sebbene nato negli anni ’80/90 nell’hip-hop, è esploso su TikTok nel 2020, venendo talvolta considerato tossico o misogino. Per il significato, consultare https://www.merriam-webster.com/.

[4] Il termine «Based» nasce nell’ambito hip-hop, inizialmente con connotazioni negative ma riabilitato dal rapper Lil B per indicare autenticità e indipendenza di pensiero. Oggi, nel gergo internettiano, “based” è un complimento. Per il significato, consultare https://www.merriam-webster.com/.

[5] In riferimento alle comunità digitali, ma soprattutto alle “Fandom” e “micro-fandom“: termini usati per indicare le nicchie online specifiche d’interesse. Nel video-documento di cui scriviamo vengono citati ad esempio i fan di My Little Pony, Death Note o Supernatural, i quali creano o distorcono significati linguistici per farsi riconoscere dai propri simili o per escludere gli estranei alla fandom.

[6] L’autore del video spiega che non esiste un “online” come luogo unico e condiviso, ma che la rete è strutturata in «migliaia di corridoi diversi nello stesso edificio». Questo termine viene usato come metafora per descrivere i diversi “feed” o micro-comunità in cui il linguaggio cambia drasticamente da un ambiente all’altro. Se seguiamo il discorso dell’autore, capiamo come le parole fungano da simboli o “segni” di riconoscimento tra gli utenti, perciò molto interessanti da rileggere sotto il profilo di valore semiotico.

[7] Acronimo di “African American Vernacular English”, ossia delle forme dell’inglese afro-americano con forti caratteristiche di pronuncia fonetica, uso dei tempi verbali difforme e forme lessicali proprie. Di grande diffusione recente per via delle celebrities statunitensi internazionali, in particolare del mondo musicale. (Vedi i RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI)

[8] L’acronimo “CAREN” sta per “Caution Against Racially Exploitative Non-Emergencies” Act, una legge cautelativa introdotta nel 2020 a San Francisco, volta a contrastare le chiamate alla polizia per non-emergenze sfruttate razzialmente. Il nome di questa legge prende origine direttamente dal mondo online, dal meme “Karen“. Questo meme è diventato popolare sui social media per indicare persone, solitamente donne bianche, che chiamano i servizi di emergenza per segnalare attività innocue svolte da persone di colore (es. barbecue al parco e fare jogging).

[9] La senatrice indipendente australiana Fatima Payman ha attirato l’attenzione mediatica per l’uso di un linguaggio estremamente colloquiale e internettiano, tipico delle Gen Z/Alpha, utilizzato durante i suoi discorsi parlamentari. Noto e virale sui social è il video di un intervento al Senato del settembre 2024 in cui ha definito il governo “yapaholics“, e definito il Primo Ministro “CEO of Ohio” e lo ha invitato a “mettere le patatine nel sacchetto” (put the fries in the bag), generando ilarità e discussione.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Fonte principale:
L’Incomprensibile “NUOVA” LINGUA di INTERNET” di La Sedia a 2 Gambe: https://www.youtube.com/watch?v=RAchbLpoQJ0

Per approfondimenti invece:

BBS:

AAVE (ex “Black English):

Dizionario Merriam-Webster: https://www.merriam-webster.com/

Algospeak: https://medium.com/@Giaimo_Jr/la-libert%C3%A0-come-atto-di-ingegno-algospeak-la-lingua-nata-per-sfuggire-agli-algoritmi-di-b4ae46e90f71 

CAREN Act: https://www.theguardian.com/us-news/2020/oct/20/caren-act-san-francisco-racist-911-calls#:~:text=5%20years%20old-,San%20Francisco’s%20’Caren%20Act’%20makes%20placing%20racist%20911%20calls%20a,to%20investigate%20people%20of%20color

Autore

  • The Internet Reporter è un autore collettivo che cerca notizie tecnoscientifiche su Internet, e commenta, da Internet. Si nasconde dietro i cespugli e scatta, riprende, registra, come Thomas in Blow Up, e poi riporta a Controversie.

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