La ragione più profonda della diffidenza verso la scienza è il modo in cui essa si presenta come un monolite dai risultati indiscutibili. Certo, i sassolini cadono al suolo secondo la legge di gravità; questa affermazione è vera perché disponiamo di prove sperimentali dirette. Ma la scienza è composta da teorie scientifiche, ciascuna delle quali include nozioni, principi e tecniche matematiche, tutte fondate su idee filosofiche, come ad esempio quella di infinito.
Falsamente, la scienza pretende di suggerire verità assolute. In realtà ha attraversato crisi profonde (per esempio all’inizio del XX secolo) e ha sostenuto idee errate (come quella dell’etere). Inoltre, essa comprende metodi scientifici divergenti (per esempio la meccanica newtoniana e la chimica). Tutto ciò è incompatibile con la sua pretesa di rappresentare la razionalità in sé.
Falsamente, la scienza afferma di avere una matematica unica; invece, molte teorie scientifiche (ad esempio la termodinamica, la teoria dei computer, il codice genetico, ecc.) hanno scelto una matematica discreta o al massimo costruttiva[1], anziché l’analisi infinitesimale che fa uso dell’infinito attuale (come se tale uso fosse una capacità umana priva di problemi). Pertanto, ogni concetto scientifico ha due significati diversi a seconda del tipo di matematica a cui si riferisce (per esempio, un numero è o finito o infinitesimale; una retta è o un segmento sempre più estendibile oppure una linea che include i suoi due punti all’infinito; un insieme include o un numero finito di elementi o un numero infinito di elementi).
Falsamente, la scienza si presenta come organizzata unicamente in modo deduttivo, facendo derivare tutte le leggi da pochi principi-assiomi. Questa pretesa si basa sull’autorità filosofica di Aristotele e su quella scientifica di Euclide e poi di Newton. Ma molte teorie scientifiche (termodinamica, teoria dell’informazione, informatica, ecc.) sono organizzate allo scopo di scoprire un nuovo metodo scientifico per risolvere un determinato problema. Queste teorie fanno uso di proposizioni a doppia negazione che non sono equivalenti alle corrispondenti proposizioni affermative; pertanto, la legge della doppia negazione fallisce e tali proposizioni appartengono alla logica intuizionista[2] (per esempio in termodinamica: “Non è vero che il calore non sia lavoro, che è diverso dall’affermare: “il calore è lavoro”).
Falsamente, dunque, la scienza afferma di seguire un unico tipo di logica. Esistono invece molti tipi di logica (classica, modale, intuizionista, ecc.). Nel 1936 la logica della teoria quantistica fu riconosciuta come una logica non classica[3].
Falsamente, la scienza presenta il primo principio della sua teoria di base, la meccanica newtoniana, come un principio operativo; in realtà esso è metafisico e persino una tautologia. Al contrario, L. Carnot suggerì una versione operativa di questo principio: «Un corpo, una volta messo in movimento, non può da solo cambiare direzione e velocità»[4].
Di fatto, la scienza si presenta come fondata sia sulla matematica dell’infinito attuale sia sulla logica classica che governa l’organizzazione teorica deduttiva. Queste scelte non sono negative in sé; lo diventano però quando le altre scelte vengono ignorate o respinte come antiquate e quindi inadeguate a produrre vera scienza. Con questa arroganza, la scienza assume un aspetto mitico, che filosofi e persone comuni non sono riusciti a riconoscere. A questo proposito sono sagge le parole di Emmanuel Burtt: «La metafisica essi [gli scienziati] tendevano sempre più a evitarla, per quanto potevano; e là dove non potevano evitarla (come accadde nel calcolo infinitesimale e nella meccanica di Isaac Newton), essa divenne uno strumento per la loro ulteriore conquista matematica del mondo»[5].
NOTE:
[1] Bishop E. (1967), Foundations of Constructive Analysis, New York: Mc Graw-Hill.
[2] Troelstra A. and D. van Dalen (1988), Constructive Mathematics, Amsterdam: North-Holland.
[3] Birkhoff G. and von Neumann J. (1936), “The Logic of Quantum Mechanics”, The Annals of Mathematics, 37, pp. 823-843.
[4] Carnot L. (1803), Principes fondamentaux de l’équilibre et du movement, Paris : Deterville, p. 49.
[5] Burtt E.A. (1924), The Metaphysical Foundations of Modern Science, London: Routledge and Kegan, p. 303.
Autore
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Nato nel 1938, laureato in Fisica presso l’Università di Pisa, ha insegnato Storia della Fisica a Napoli, in diversi corsi di specializzazione e alla SICSI, Strategie della difesa popolare nonviolenta e Tecniche della nonviolenza nei corsi di laurea di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa e di Operazioni di Pace dell’Università di Firenze. Membro della rete Transcend di Galtung. Primo presidente del Comitato ministeriale per la Difesa civile non armata e nonviolenta. Ordinario di Storia della Fisica (in pensione) presso l’Università Federico II di Napoli
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