Quindi, è il caso di procedere con il nucleare? 

Il nucleare si propone o, meglio, viene proposto dai suoi sostenitori come soluzione prospettivamente economica – con un LCOE di fascia bassa – ambientalmente poco impattante, grazie alle dimensioni tutto sommato contenute delle nuove centrali da 1.000 MW e alla quasi assoluta assenza di emissioni di CO2 e di altri gas critici, altamente disponibile e fruibile con continuità, potente – cioè in grado di erogare grandi quantità di energia per unità di tempo – e, infine, in linea con le strategie di decarbonizzazione.

In più, la produzione di energia da fonti nucleari viene presentata come la risposta alle crescenti esigenze di energia dettate, come dice Pichetto Fratin, dal proliferare delle nuove tecnologie di data centre, I.A. e elettrificazione civile.

Però, ci sono alcuni però, almeno quattro.

Però, se pure il costo complessivo di produzione (LCOE) è competitivo, gli investimenti iniziali sono drammaticamente più elevati e rischiano, come successe già tempo fa, di essere incompatibili con le risorse che lo stato è in grado di mobilitare. E, per certo, le possibili soluzioni private o misto pubblico-private a questa criticità non sembrano essere percorribili, perché legherebbero il Paese alle imprese realizzatrici anche nella fase di gestione – chi farebbe questi investimenti senza averne un ritorno con la vendita di elettricità? – e, con buona probabilità neutralizzerebbero la competitività economica dell’energia.

Però, il tempo necessario per realizzare le centrali è lungo, molto lungo, e sposta in un futuro quasi remoto la fruibilità di questa produzione, in termini di 10-20 anni e forse più.

Però, e tre, bisogna fare i conti con le scorie di produzione: l’unico sistema per stoccarle in modo efficace, conveniente e sicuro è realizzare il Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi, tema su cui tutti i governi[1] che lo hanno avuto in carico, dal 2010 ad oggi, non sono riusciti a trovare una soluzione valida e condivisa con i diversi stakeholder. Né può essere considerata una soluzione adeguata quella del conferimento dei rifiuti radioattivi a media ed alta intensità a paesi terzi meglio organizzati, perché aumenterebbe il costo per Megawattora di 30 – 50 €, neutralizzando l’economicità nominale dell’energia “nucleare”. 

Però, numero quattro, è dove fare le centrali. È vero che in questo periodo si stanno affermando dei trend anti-democratici che potrebbero portare a decisioni d’imperio sulla localizzazione, ma è altrettanto vero che le forze popolari sostenitrici dell’imperium diventano di colpo sensibili quando viene toccato il loro backyard, come si è visto nella discussione pubblica sulla localizzazione del deposito. Nessuno lo vuole e – se tanto ci dà tanto – nessuno vorrà le centrali sul proprio territorio. E la ragione è chiara: la memoria di Three Miles Island, Chernobyl e Fukushima è ancora viva, e i timori di incidenti legati a fenomeni di guerra – pensiamo a quanto si parla di Zaporižžja – terrorismo o errori umani non sono facili da erodere.

Forse, allora…

Sembra, quindi, molto più opportuno puntare maggiore attenzione, risorse e lavoro su un mix di fonti rinnovabili che progressivamente (ma anche non completamente) sostituiscano le fossili, con in testa l’eolico di terra (onshore) e il fotovoltaico, fonti e tecnologie altrettanto economiche, pulite e poco impattanti sull’ambiente, del tutto in linea con i piani di decarbonizzazione, ma – in positivo:

– disponibili in tempi molto più brevi

– che richiedono investimenti molto inferiori e compatibili con le possibilità finanziarie del Paese

– certamente più sicure e, per questo, anche più facilmente affidabili a imprese terze, private o pubbliche

Resta aperto il tema della flessibilità e continuità di erogazione dell’energia, che viene indicato dai detrattori come il maggiore ostacolo delle rinnovabili: in questo senso la soluzione può essere fondata su interconnessioni di rete basate sulla sempre più affermata Smartgrid, compensazione con le fonti tradizionali residuali, per i momenti di minore disponibilità, sistemi di accumulo (va citato il caso della California, con batterie di capacità da 13 GW che soddisfano una porzione significativa della domanda nelle ore di picco) e sistemi di gestione intelligente della domanda. 

Domanda di energia che può – anch’essa – essere oggetto di un piano di ridefinizione nazionale che tenga conto degli orari di maggiore disponibilità e di modulazione – in termini di decremento – dei consumi sia civili che industriali. 

Un finale alternativo: quali interessi e forze dobbiamo ricordare?

Ecco, siamo alla fine di questa lunga riflessione sull’opportunità di un piano di sviluppo dell’energia da fonti nucleari e si pone una domanda esiziale: se ci sono tutti questi però, e se un piano energetico fondato principalmente sulle rinnovabili, perché il Governo italiano si sta focalizzando in modo così deciso sul nucleare?

Perché, visto che questo piano si rivela velleitario ed assolutamente inefficace nel breve periodo, il Governo sta facendone una propria bandiera e non sembra avvedersi di quanto sia poco realistico?

Ci sono sicuramente in gioco degli interessi industriali. A giugno l’Italia è entrata nella European Nuclear Alliance, allineandosi al gruppo dei paesi pro-nucleare in UE diretto dalla Francia, dice Ecco Climate. Di recente è nata Nuclitalia, collaborazione tra Enel, Ansaldo Energia e Leonardo – tre dei più grandi player industriali italiani, misti pubblico/privato – che si presenta come piattaforma industriale e tecnologica per guidare il futuro del nucleare in Italia. Ci sono le possibili ricadute di tipo militare, soprattutto in termini di propulsione navale.

Infine, c’è la pressione del mondo delle tecnologie digitali, con 200 data centre già attivi in Italia e 70 nuovi progetti solo nell’area milanese, l’ampliamento delle risorse energetiche necessarie a “far girare” le I.A. sempre più presenti nel tessuto industriale.

Non ci sembra azzardato pensare che il governo italiano sia consapevole della distanza del piano nucleare dalla realtà e che lo stia utilizzando, da un lato, in termini di comunicazione e di ricerca di consenso presso le fasce elettorali ideologicamente allergiche alle rinnovabili e presso quelle energivore, e dall’altro lato per ingraziarsi ed attirare le grandi tech corporation che sognano, con una folle fuga in avanti, data center, I.A. pervasiva e energivora, e reti neurali, misurate in qubit, ovunque. 

Alimentate, ovviamente, dalle centrali nucleari pagate dai governi locali.

 


 

NOTE:

[1] Nell’ordine: Berlusconi IV, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e II, Draghi, Meloni.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

https://archiviostoriconucleare.enea.it/Decade70

https://www.programmazioneeconomica.gov.it/it/cipess/il-cipecipess-piu-di-cinquant-anni-di-storia-economica-del-paese/

https://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_nel_Regno_Unito

https://www.gov.uk/government/news/biggest-expansion-of-nuclear-power-for-70-years-to-create-jobs-reduce-bills-and-strengthen-britains-energy-security

https://www.ilsole24ore.com/art/nucleare-enea-pronta-giocare-ruolo-pivot-accelerare-ricerca-AIW4yeLB

https://www.sciencedirect.com/topics/engineering/levelized-cost-of-electricity

https://pagellapolitica.it/articoli/anni-costruzione-centrale-nucleare

https://www.mase.gov.it/portale/-/nucleare-sostenibile-mase-il-consiglio-dei-ministri-approva-la-delega

https://www.mase.gov.it/portale/-/la-camera-dei-deputati-approva-in-prima-lettura-la-legge-pichetto-sul-nucleare-sostenibile?p_l_back_url=%2Fportale%2Fcomunicati-stampa%3Fdelta%3D30%26start%3D2

https://www.ilpost.it/2026/07/05/data-center-espansione-italia/

https://www.qualenergia.it/articoli/ritorno-nucleare-interessi-dietro-missione-impossibile/

Autore

  • Gianluca Fuser

    Laureato in Scienze Filosofiche all’Università degli Studi di Milano e manager. Scrive appunti sul rapporto tra scienze, tecnologie e morale anche quando pedala come un pazzo, la domenica mattina. A volte dice di lavorare. È il direttore editoriale di Controversie.

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