Più di un paio di anni fa (https://www.controversie.blog/pazienza-fretta-pianeta/) avevamo parlato della necessità che la scienza fosse “lenta”, un’attività meditata, attenta e riflessiva. In tempi di accelerazionismo, invece, sempre più, si vuole una scienza “sveltina”, che porti subito le prove di un asserto, riscontri immediati e conferme veloci. Con scarsa tolleranza per ipotesi visionarie, ma con ancora poche prove. Un modello di fare scienza che preferisce i temi noti, acquisiti e di moda, anziché quelli ignoti, potenzialmente rivoluzionari e più marginali.
A tal fine, è stato appena tradotto in italiano, da parte della rivista ROARS, il Manifesto per una slow science redatto dal movimento Slow Science.
Questo movimento (di scienziate e scienziati) (vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Slow_science) è nato nel 2018, su iniziativa di una filosofa della scienza, la belga Isabelle Stengers. Esso mette in discussione la cultura dominante, nelle istituzioni accademiche e di ricerca, del motto “publish or perish”. Questa pressione a pubblicare rapidamente e a ottenere un alto numero di citazioni compromette la qualità del lavoro scientifico.
Tant’è che il noto epidemiologo John Ioannidis, già il 30 agosto 2005, pubblicò un articolo da titolo significativo: Why most published research findings are false https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.0020124
Una decina d’anni più tardi (precisamente l’11 aprile 2015), Richard Horton (dal 1995 capo-redattore di The Lancet, forse la più importante rivista in campo medico), scrisse una sorta di editoriale “Offline: What is medicine’s 5 sigma?“, in cui lanciava pesanti accuse: “gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, potrebbe semplicemente essere falsa. Afflitta da studi con campioni di piccole dimensioni, effetti risibili, analisi esplorative non valide ed evidenti conflitti di interesse, insieme a un’ossessione per perseguire tendenze alla moda di dubbia importanza, la scienza ha preso una svolta verso il buio. Come ha detto uno degli addetti ai lavori “metodi scadenti ottengono risultati”.
Questo movimento promuove un cambiamento verso pratiche di ricerca più approfondite, che consentano alle scienziate e scienziati il tempo necessario per riflettere a fondo, analizzare con cura la letteratura e sviluppare collaborazioni significative.
Un ecosistema scientifico, dove le ricercatrici e i ricercatori possano cooperare invece di competere, e dove il loro lavoro sia valutato sulla base della rilevanza e del rigore dei contributi, piuttosto che attraverso indici bibliometrici.
Con l’obiettivo di ridefinire l’immagine della scienza.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
– Horton, R. (2015), Offline: What is medicine’s 5 sigma? ,The Lancet, vol. 385, Issue 9976, p1380. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(15)60696-1/fulltext
– Ioannidis JPA (2005), Why Most Published Research Findings Are False. PLoS Med 2(8): e124. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.0020124
Autore
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Professore ordinario di Sociologia delle Scienze e delle Tecnologie, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Per molti anni si è occupato di epistemologia e metodologia della ricerca sociale. Attualmente si dedica allo studio dei “sensi sociali” e di controversie scientifiche nel campo della salute. Per le sue pubblicazioni cliccare il link qui sotto.
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