La legge italiana sul suicidio assistito – o, nelle diverse possibili declinazioni, “in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, “sul suicidio medicalmente assistito” – sta facendo un percorso molto tortuoso, quali poche altre leggi nazionali hanno fatto.
Il dato di fatto è che oggi:
– in virtù della sentenza n. 242 della Corte Costituzionale (quella riferita al cosiddetto “caso Dj Fabo”), dal 2019 il suicidio medicalmente assistito non è punibile in tutta Italia per chi soddisfa i requisiti di essere affetto da patologia irreversibile e con prognosi infausta o esser dipendente da trattamenti di sostegno vitale, di soffrire di dolori fisici o psicologici considerati intollerabili dal soggetto stesso, di essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
– solo due regioni, la Toscana e la Sardegna[1] – seppur in modo diverso – si sono dotate di un impianto legislativo che regolamenti tempi e procedure delle strutture sanitarie per assicurare ai soggetti che soddisfano questi requisiti il diritto a porre volontariamente fine alla propria vita;
– la sentenza e le leggi chiariscono che l’atto non può essere compiuto da terzi ma solo, in modo fattuale dal soggetto malato.
Una legge organica non c’è ancora; dal 2019 sono state presentate 6 tra modifiche al codice penale (approvate) e proposte di legge. L’ultima proposta organica è del 2022, ad opera del senatore Bazoli. Dal 2022, la legge è stata emendata, rimandata alla commissione, discussa preliminarmente, rivista e riproposta in forma estremamente riduttiva – che taglia fuori il Servizio Sanitario Nazionale – e, infine, portata alla Commissione Affari Sociali per una valutazione preliminare alla discussione in Aula.
E qui entra in causa la macchina del CNR che – come il gatto di Shroedinger – c’è e, contemporaneamente, non c’è.
La macchina è quella che a marzo di quest’anno, ha permesso a una donna toscana, chiamata convenzionalmente Libera, di togliersi la vita con un atto volontario autonomo, pur essendo paraplegica. La macchina, progettata e realizzata dal CNR ha «un sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale, Libera ha potuto attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco, superando l’ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura»[2].
Ora, a fine maggio, la Commissione Affari Sociali del Senato, ha interpellato il Andrea Lenzi, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per approfondire il tema della macchina prima di dare l’assenso alla discussione parlamentare del disegno di legge, in sostanza per sapere se esistessero dispositivi per permettere l’accesso alla pratica del suicidio assistito anche alle persone completamente paralizzate.
Ed ecco che la macchina è sparita. Lenzi sostiene, durante l’audizione, che non sono disponibili dispositivi conformi alle norme europee, e di non essere a conoscenza di studi o sperimentazioni per costruirli.
Non è la prima volta che Lenzi fa il gioco di prestigio con questa macchina costruita dallo stesso CNR su richiesta del tribunale di Firenze; già nel febbraio 2026 l’aveva qualificata come un prototipo facendo leva su distinzioni pretestuose e ne aveva negato la possibilità di utilizzo.
Ma, nonostante i tentativi di Lenzi di far collassare la macchina nello stato quantistico della “non esistenza”, una dura lettera di protesta di quattordici consiglieri del CNR, lettera che dice testualmente: «Come rappresentanti delle comunità scientifiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riteniamo doveroso esprimere pubblicamente il nostro disagio per le dichiarazioni rese dal Presidente Andrea Lenzi di fronte alle Commissioni riunite del Senato 2ª Giustizia e 10ª Affari Sociali, Sanità e Lavoro. Quanto riportato dal Presidente si è rivelato essere una rappresentazione non corretta dell’effettivo coinvolgimento dell’Ente a seguito dell’ordinanza del Tribunale di Firenze sul diritto ad autodeterminarsi nelle scelte terapeutiche in materia di fine vita» la fa riapparire, come per magia.
D’altra parte, l’evidenza dell’atto volontario di “Libera” sembra essere la prova fattuale dell’esistenza di questo attante misterioso.
Il risultato delle dichiarazioni di Lenzi in Commissione è che la proposta di legge è stata rinviata alle commissioni parlamentari per essere riesaminata e – quasi certamente – non riemergerà in tempo per essere oggetto di esame in Aula prima della fine della legislatura.
La macchina, in poche parole, sembra aver fatto il suo dovere, una volta realizzata: esistere e operare in linea con la legge secondo la quale è stata costruita.
La macchina. Non sembra aver fatto il suo dovere, invece, il capo dei suoi creatori, che ne ha negato l’esistenza [3] per perseguire l’orientamento politico e religioso, proprio e di una certa maggioranza, a scapito della legge.
NOTE:
[1] In realtà ci sono, in atto, iniziative legislative da parte di numerose regioni, in molti casi sotto verifica da parte della Corte Costituzionale. Per un quadro completo e dettagliato, si veda qui.
[3] Rimandiamo a H. Frankfurt, On bullshit, Princeton University, 1996, per approfondire il modo di esprimersi di Lenzi.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
Il capo del CNR sta ostacolando la legge sul suicidio assistito, Il Post, 3 luglio 2026
Fine vita, morta Libera: è il primo caso con dispositivo a comando oculare, Sky News 25 marzo 2026
Suicidio medicalmente assistito in Italia: panorama normativo e sviluppi recenti, UPO Aging Project, 20 agosto 2025
La disciplina del fine vita in Italia, Biodiritto
