«La meccanica quantistica “permette” a una particella di attraversare direttamente una barriera, utilizzando un processo chiamato tunnelling. Non appena sono coinvolti un gran numero di particelle, gli effetti quantistici di solito diventano insignificanti. Gli esperimenti dei vincitori del premio di quest’anno hanno dimostrato che le proprietà quantistiche possono essere rese concrete su scala macroscopica»[1]

Inizia così la motivazione del Nobel per la fisica del 2025, che premia la ricerca di John Clarke, di Michel H. Devoret e di John M. Martinis, proprio in occasione del centenario della formulazione della meccanica matriciale (W. Heisenberg) e della meccanica ondulatoria (E. Shroedinger).

I premiati, infatti, hanno dimostrato e messo in opera – nella seconda metà degli anni ’80 – la quantizzazione dell’energia in un circuito elettrico a livello macroscopico, quello della vita di tutti i giorni.

Il concetto di tunneling quantistico riguarda il comportamento di particelle subatomiche – in particolare di elettroni e di particelle alfa – che, in particolari condizioni indotte sperimentalmente, riescono ad oltrepassare le barriere del legame nucleare; barriere che, normalmente, sono quasi impenetrabili.

In modo molto semplificato, è come se ci fossero delle condizioni in cui la pallina del cane, lanciata al cane contro il muro di cinta del giardino passasse attraverso il muro (e anche il cane, che possiamo assimilare per dimensioni relative ad una particella alfa) invece che rimbalzare indietro.

Tra i vari effetti, l’esperimento dei premiati spiega – e ne facilita la strada tortuosa – la superconduttività, ossia la proprietà di alcuni materiali di condurre elettricità senza quasi opporre resistenza. Proprietà che offre una elevatissima efficienza nella trasmissione elettrica e nella generazione di campi magnetici, utile – ad esempio – nelle risonanze magnetiche, permette di studiare il comportamento delle particelle subatomiche in modo più semplice.

Ma che, soprattutto, sembra poter essere (il condizionale rafforzato è d’obbligo) il fattore di successo per la realizzazione dei supercomputer quantistici.[2]

ANTROPOCENTRISMO DELLA MECCANICA QUANTISTICA

Una delle caratteristiche della Meccanica Quantistica è che “rende bene” i fenomeni, ossia ne descrive bene l’andamento e ha un elevato successo predittivo di cosa succederà nel sistema osservato, ma – nello stesso tempo – non fornisce prove che le cose stiano davvero così nella realtà. La MQ è, infatti, ardua da capire, e misteriosa a causa del suo essere basata su formulazioni matematiche complesse e difficilmente rappresentabili con schemi vicini alla realtà di tutti i giorni – a differenza di altre teorie come il modello orbitale dell’atomo pensato da Bohr e da Sommerfeld tra 1913 e 1916, che, seppur di fantasia, era rappresentato con figure come quella affianco.

La MQ è così lontana dalla rappresentabilità realistica che W. Heisenberg affermava «la comprensione di quei tratti ancora non chiariti della fisica atomica si può raggiungere solo con una rinuncia all’intuitività e all’oggettivizzazione» (Fisica e filosofia, Feltrinelli 2021).

In questo contesto di contro-intuitività, si innestano il principio della sovrapposizione e quello di perturbazione del sistema causata dalla misura: in sintesi, una misurazione di ciò che accade in un sistema quantistico è possibile solo a patto di disturbarlo, e lo stato del sistema resta indefinito fino al momento dell’intrusione umana che ne causa il collasso, ossia lo definisce, lo rende reale e fattuale.

Detto in altri termini, la realtà atomica è normalmente in condizioni di indefinitezza e solo quando l’umano la osserva, tocca, disturba, questa prende forma. [3]

Il sottostante filosofico della MQ sembra affondare le sue radici tanto in posizioni empiriste estreme, come l’immaterialismo di Berkeley, quanto in visioni come quella del sistema geocentrico di Aristotele e di Tolomeo, con l’uomo [4] al centro di tutto, che fa girare il mondo, ne determina la forma e ne dispone a proprio piacere.

Nel XX secolo della nascita della MQ, e nel XXI secolo – che cerca faticosamente di superare l’antropocentrismo – questo premio Nobel non sembra essere un segno di cambiamento ma, anzi, di riaffermazione del principio di centralità dell’umano nell’universo, in questo caso di quello microscopico.

VISIONE ECONOMICISTA

Le motivazioni del premio sono esplicite: per il Comitato, la ricerca dei tre fisici è più funzionale allo sviluppo di nuove tecnologie – super computer, crittografia, sensori quantistici – che alla rilevanza scientifica.

A dispetto del fatto che l’apertura di un orizzonte quantistico nella dimensione macroscopica suoni come un percorso estremamente interessante dal punto di vista della ricerca fisica fondamentale, il Comitato pone l’accento sulla prospettiva di sviluppo tecnologico e, di conseguenza, economico.

Ora, se vale sempre il principio costitutivo del premio Nobel mirato a riconoscere risultati scientifici che portino «i maggiori benefici all’umanità»[5], appare che – per il Comitato – i benefici per l’umanità e lo sviluppo tecno-economico si sovrappongano fino quasi a coincidere e che, dietro al Nobel, si nascondano l’ideologia accelerazionista e una scala di valori fortemente economicista.

IN POCHE PAROLE

Nel secolo in cui è molto vivo il dibattito tra le due posizioni di persistenza e di superamento della visione antropocentrica, questo premio, che esalta la teoria quantistica, sembra essere ben ancorato alle tesi dell’antropocentrismo.

E, inoltre, in questa dimensione, tra le due polarità umanistica ed economicista dello sviluppo e del benessere dell’umanità, l’Accademia di Svezia e il Comitato del Nobel sembrano scegliere con decisione la via dell’economia, senza tenere conto delle inevitabili distorsioni, in pieno allineamento con il recente Nobel per l’economia.

 

NOTE:

[1] «Quantum mechanics allows a particle to move straight through a barrier, using a process called tunnelling. As soon as large numbers of particles are involved, quantum mechanical effects usually become insignificant. The laureates’ experiments demonstrated that quantum mechanical properties can be made concrete on a macroscopic scale», https://www.nobelprize.org/prizes/physics/2025/press-release/, trad. nostra.

[2] Secondo il fisico professor Parisi, i computer quantistici possono essere «complementari all’A.I. che macina un numero incredibilmente elevato di dati mentre i computer quantistici risolvono problemi molto più ‘piccoli’, in termini di dati, ma estremamente difficili, per cui per qualche problema si può usare l’A.I. per altri problemi i computer quantistici, e per altri ancora i calcolatori tradizionali». Secondo altri, come Pat Gelsinger, ex-CEO di Intel, I.A. e computer quantistici sono mutualmente esclusivi dal punto di vista dello sviluppo e del successo, e i secondi faranno scoppiare la bolla dell’Intelligenza artificiale. Ma questa è un’altra Controversia.

[3] Cfr, ad esempio, Putting the U in quantum, Zack Savitsky, Science, 4 dicembre 2025

[4] Sarebbe fuori luogo evitare il maschile sovraesteso o aggirarlo con formule come “l’umano” quando si parla di teorie e pensiero dei secoli scorsi. Gli autori parlavano di “uomo”, con tutte i presupposti e le conseguenze sociali del caso.

[5] Cfr. le volontà di Alfred Nobel in Full text of Alfred Nobel’s will

Autore

  • Gianluca Fuser

    Laureato in Scienze Filosofiche all’Università degli Studi di Milano e manager. Scrive appunti sul rapporto tra scienze, tecnologie e morale anche quando pedala come un pazzo, la domenica mattina. A volte dice di lavorare. È il direttore editoriale di Controversie.

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