E’ ancora dominante (nel senso comune, in una certa filosofia di sapore neopositivista e nella stragrande maggioranza delle scienze) una concezione denotativa del linguaggio (sostenuta, fra gli altri, da Frege 1884, Russell 1905 e il primo Wittgenstein 1922), che ritiene che le parole servano solo per descrivere la realtà, per nominare un referente (oggetto) che preesiste all’atto linguistico.
Per cui, i nomi non farebbero altro che registrare, rispecchiare, una realtà indipendente dall’osservatore.

Fin dagli inizi del secolo scorso è stata contrapposta una concezione connotativa del linguaggio
(fra gli altri, de Saussure 1916, il secondo Wittgenstein 1956, Whorf 1956), consapevole che (piaccia o meno) sono le parole (e i discorsi in generale) a costruire la realtà. Infatti, le espressioni che usiamo hanno un potere performativo, come eloquentemente evocato dal titolo del libro postumo di Austin (1962) Come fare cose con le parole. Per cui, sono gli atti linguistici a produrre fatti, a costruire cornici cognitive (frames) e le parole, di conseguenza, non sono mai neutre. 

Gli esempi sono innumerevoli. Eccone uno, con un sequel che si preannuncia elettrizzante, da parte del 47° Presidente degli Stati Uniti, Donand Trump.

Quando i fatti sono… parole

Fino al 24 gennaio 2025 nelle cartine geografiche avevamo questa immagine:

Il giorno successivo, Trump cambia il nome a quella insenatura dell’oceano e lo chiama Golfo d’America. Scatenando le ire del Messico, Paese confinante. 

Come ben spiegato in https://www.wired.it/article/golfo-del-messico-cambio-nome-trump-ragioni/, in realtà, non è la prima volta che quella porzione di oceano cambia nome. Il Golfo del Messico viene chiamato così solo a partire dal 1540, perché in precedenza era conosciuto come “golfo della Nuova Spagna”. 

Come riportato nell’articolo di Wired, «molti nomi attribuiti a molti di questi luoghi, sono di natura eurocentrica, non preispanica. Uno dei primi nomi registrati per la regione fu ‘Seno de México’. Questo termine venne utilizzato da esploratori come il pirata inglese Francis Drake (…) 

Perciò, quel nome riflette una visione della regione dalla prospettiva europea, dove il punto di riferimento geografico era Città del Messico e non le culture autoctone”, spiega Xavier Elorriaga Villalobos, docente di Storia presso l’Universidad Iberoamericana.

Le prime mappe utilizzavano termini come “golfo della Nuova Spagna“. 

Solo nel XIX secolo, dopo che le nazioni iniziarono a delimitare i propri confini, si consolidò l’uso del termine attualmente usato. Anche il nome “America” non è autoctono né esisteva nelle culture indigene. È stato imposto dagli europei come omaggio ad Amerigo Vespucci.

Per cui Trump (semplicemente) rifà quello che altri avevano già fatto: “E questo cambiamento di nome
non è né futile né insignificante. Dare un nome a qualcosa significa appropriarsene. In molti casi, cambiare il nome a qualcosa implica la riscrittura di una narrazione e la ridefinizione del rapporto che le persone hanno con quello spazio”.

Tre giorni dopo, Google Maps (USA) si adegua.


Anche se l’Europa (e probabilmente altri Paesi nel mondo) resistono o scelgono un compromesso, come succede per Google Maps Italia:

Trump, il recidivo

Ma non finisce qui. Un anno e mezzo dopo (precisamente il 27 agosto scorso) il Presidente statunitense ha firmato un decreto per ribattezzare anche il lago Ontario in lago d’America, questa volta facendo arrabbiare il Canada, paese confinante.

E, nuovamente, dopo tre giorni Google Maps Usa ha aggiornato le carte:

E la stessa cosa la stanno per fare anche  Apple, Microsoft e tutti i siti e app che forniscono mappe.

Google Maps Italia, invece, ha nuovamente scelto la via del compromesso: 

Poi Trump ha proseguito: «Abbiamo un golfo, abbiamo un lago. Ora forse dovremo cambiare il nome dell’oceano Atlantico e dell’oceano Pacifico. Forse li cambieremo tutti e due».

Tempo fa, un politico italiano, chiese: “Abbiamo una banca?”. E non finì tanto bene…

Come riporta il Corriere della Sera 

https://www.corriere.it/esteri/26_agosto_27/trump-rinomina-il-lago-ontario-si-chiamera-lago-america-ora-ci-serve-un-oceano-3a71290f-f1c2-4077-87ff-0fb40c23cxlk.shtml, “Google, probabilmente prevedendo che il cambiamento avrebbe suscitato polemiche ha rilasciato una nota in cui spiega che le modifiche ai nomi geografici su GoogleMaps vengono applicate per prassi nel momento in cui subentrano aggiornamenti da fonti governative ufficiali. Google fa riferimento al Sistema di Informazione sui Nomi Geografici degli Stati Uniti (GNIS) e spiega che gli utenti di Maps negli Stati Uniti vedranno «Lago America» quelli in Canada continueranno a vedere «Lago Ontario» e quelli al di fuori degli Stati Uniti e del Canada vedranno entrambi i nomi (Lake America tra parentesi). 

Un bel esercizio di relativismo geografico.

Le società private non sono tuttavia obbligate per legge a procedere con le modifiche geografiche. Uno dei fornitori statunitensi di mappe, MapQuest, in risposta all’ordine di Trump ha dichiarato in un post: «Non lo cambieremo».

Ora Trump ci ha preso gusto e, contemporaneamente, ha anche detto che, dal momento che gli USA controllano lo Stretto di Hormuz, si potrebbe ribattezzarlo con il suo nome.

Con buona pace di Frege, Russell e il primo Wittgenstein, che credevano che il legame tra un nome e il suo oggetto fosse radicato nella logica o nella struttura della realtà, e non in un accordo sociale.

 


 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Frege, Gottlob. 1884. Die Grundlagen der Arithmetik. Eine logisch-matematische Untersuchung über den Begriff der Zahl, Breslau, Köbner. Trad.it. Logica, pensiero e linguaggio.I fondamenti dell’aritmetica e altri scritti. Bari: Laterza, 2001.

De Saussure, Ferdinand (1916) Cours de linguistique générale, Lausanne: Payot, trad. it. Corso di linguistica generale, Bari, Laterza

Russell, Bertrand (1905). “On Denoting”. Mind. 14 (4): 479–493, trad. it. Sulla denotazione”, in Andrea Bonomi (a cura di), La struttura logica del linguaggio, Milano, Bompiani, 1973, pp. 179–195. 

Wittgenstein, Ludwig. 1922. Tractatus logico-philosophicus, London, Kegan Paul, Trench, Treubner & Co, trad. it. Tractatus logico-philosophicus, Torino: Einaudi, 1980.

Wittgenstein, Ludwig. 1956. Bemerkungen über die Grundlagen der Mathematik, Frankfurt am Main: Suhrkamp Verlag, trad. it. Osservazioni sui fondamenti della matematica, Torino: Einaudi.

Whorf, Benjamin, L. (1956), Language, Thought and Reality: Selected Writings of Benjamin Lee Whorf, edited by John Carroll, The MIT Press Cambridge (MA), trad. it. Linguaggio, pensiero, realtà, Boringhieri, Torino 1970.

Autore

  • Giampietro Gobo

    Professore ordinario di Sociologia delle Scienze e delle Tecnologie, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Per molti anni si è occupato di epistemologia e metodologia della ricerca sociale. Attualmente si dedica allo studio dei “sensi sociali” e di controversie scientifiche nel campo della salute. Per le sue pubblicazioni cliccare il link qui sotto.

    Leggi tutti gli articoli