La sfera pubblica
Una decina di anni fa Jürgen Habermas ha concesso un’intervista a Markus Schwerin per la Frankfurter Rundschau, in cui prendeva corpo la svolta della sua interpretazione sul ruolo di Internet nella formazione della “sfera pubblica e deliberativa” della contemporaneità, con un cambio di impostazione rispetto allo scetticismo dei primi anni Duemila. Il percorso di valutazione della Rete si sarebbe concluso con la pubblicazione nel 2022 di Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa, con una nuova diagnosi sullo stato dell’opinone pubblica nella vita politica delle democrazie liberali. La questione dei media nello sviluppo della discussione critica si è sempre trovato al centro della riflessione di Habermas, che ha raggiunto la fama internazionale nel 1962 con la pubblicazione del suo primo saggio (una rielaborazione della sua tesi di dottorato), Storia e critica dell’opinione pubblica.
La creazione di uno spazio pubblico in cui sia possibile il dibattito razionale infatti coincide con il processo di legittimazione del potere, e di fondazione della deliberazione democratica. I meccanismi di confronto e azione comunicativa si presentano in Habermas come la generalizzazione degli ambienti liberali del periodo illuministico, che hanno accompagnato e sostenuto la nascita dei primi giornali. La funzione delle testate era anzitutto ideologica, rivolta alla critica del potere assoluto, in favore della trasparenza della gestione statale e della libertà di pensiero. Il passaggio alle istituzioni della democrazia di massa tra Otto e Novecento ha innescato una metamorfosi dei quotidiani e delle riviste, che si sono adeguati alla configurazione capitalistica delle altre imprese private. Nel momento in cui l’utilità pubblica viene subordinata alle esigenze della redditività, la ricerca del consenso assume un valore più rilevante dello stimolo al dialogo. La manipolazione dell’opinione finisce per prevalere sull’obiettivo di alimentare un dialogo razionale che conduca alla deliberazione fondata sul discorso migliore. Al contempo, l’organizzazione imprenditoriale dei giornali cade in un conflitto di interessi strutturale, perché la missione di sorveglianza sul potere dovrebbe sottoporre a vigilanza il dispotismo economico in cui sono coinvolti i proprietari o i finanziatori delle case editrici.
I giornali vivono quindi un’ambivalenza di fondo, tra la funzione democratica del dibattito pubblico, e la funzione commerciale di sostegno della propaganda – spesso attraverso una degenerazione nell’intrattenimento.
Le ambiguità della Rete
Le prime elaborazioni teoretiche di Habermas su internet sono state improntate allo scetticismo. Alcuni elementi di questa riflessione preliminare si sono conservati fino al saggio del 2022: il focus sulla frammentazione del discorso si costituisce come un leitmotiv dell’analisi della Rete. Sotto questo riguardo il pensiero di Habermas converge con le analisi critiche sulle echo chambers che si sviluppano nelle nicchie di conversazione su forum e social media. L’isolamento dei vari gruppi conduce ad una polverizzazione delle posizioni ideologiche, senza che si riesca a stabilire una gerarchia di rilevanza dei problemi, né a costruire un dibattito con riferimenti e dizionari coerenti per rendere possibile il confronto razionale.
L’intervista con Markus Schwerin introduce però altri motivi di indagine, che conducono verso l’articolazione più complessa della concettualizzazione del nuovo mutamento nella sfera pubblica. Alla domanda «Internet è vantaggioso o svantaggioso per la democrazia?», Habermas rispondeva così:
«Non è né l’una né l’altra cosa. Dopo l’invenzione della scrittura e della stampa, la comunicazione digitale rappresenta la terza grande innovazione nel campo dei media. Con la loro introduzione, queste tre forme di media hanno permesso a un numero sempre crescente di persone di accedere a una massa sempre maggiore di informazioni. Queste informazioni sono state create per essere sempre più durature e accessibili con maggiore facilità. Con l’ultimo passo, rappresentato da Internet, ci troviamo di fronte a una sorta di “attivazione” in cui i lettori stessi diventano autori. Tuttavia, questo di per sé non si traduce automaticamente in un progresso a livello della sfera pubblica. Nel corso del XIX secolo – grazie ai libri e ai quotidiani – abbiamo assistito alla nascita di sfere pubbliche nazionali in cui l’attenzione di un numero imprecisato di persone poteva concentrarsi simultaneamente sugli stessi identici problemi. Ciò, tuttavia, non dipendeva dal livello tecnico con cui i fatti venivano moltiplicati, accelerati e resi duraturi. In fondo, si tratta degli stessi movimenti centrifughi che si verificano ancora oggi sul web. La sfera pubblica classica, al contrario, nasceva dal fatto che l’attenzione di un pubblico anonimo si “concentrava” su poche questioni politicamente rilevanti che dovevano essere regolate. Questo è ciò che il web non sa produrre. Al contrario, il web distrae e disperde. Si pensi, ad esempio, alle migliaia di portali che nascono ogni giorno: per i collezionisti di francobolli, per gli studiosi di diritto costituzionale europeo, per i gruppi di supporto per gli ex alcolisti. Nel mare magnum del rumore digitale, queste comunità comunicative sono come arcipelaghi dispersi: ce ne sono miliardi. Ciò che manca a questi spazi comunicativi (chiusi in se stessi) è un legame inclusivo, la forza inclusiva di una sfera pubblica che metta in luce ciò che è realmente importante. Per creare questa “concentrazione”, è innanzitutto necessario saper scegliere – conoscere e commentare – i contributi, le informazioni e le tematiche rilevanti. Insomma, anche nel mare magnum del rumore digitale, le competenze del buon vecchio giornalismo – necessarie oggi come lo erano ieri – non devono andare perdute».
La possibilità da parte dei cittadini di non essere solo recettori del dibattito, e di recitare anche la parte degli autori nella discussione, si scontra con gli effetti controproducenti di alcune condizioni, che si aggiungono alle echo chambers. La disintermediazione dai giornali infatti elimina la selezione degli argomenti di interesse collettivo, e l’elaborazione del dizionario comune per discuterne, che appartenevano al funzionamento tradizionale della sfera pubblica. Il rischio di manipolazioni e distorsioni diventa una criticità di portata inedita.
Inoltre, la tendenza dei social media (e della Rete in generale) è la polarizzazione delle opinioni, con l’indebolimento complessivo delle pratiche comunicative che dovrebbero condurre alla deliberazione. Inclusione, trasparenza, imparzialità, autonomia della ragione, sono valori minacciati dall’introversione dello spazio pubblico in una miriade di spazi privati, quelli delle nicchie con i loro leader e influencer locali.
La minaccia incombe sulla lucidità della ragione illuministica che Habermas invoca come fondamento della legittimità del potere democratico. La sua riflessione nell’intervista con Schwerin prosegue infatti in questo modo:
«In una società pluralista, il processo democratico è l’unica fonte di decisioni riconosciute come legittime. Da un lato, questo processo garantisce l’inclusione (ovvero la partecipazione di tutti i cittadini), dall’altro, la deliberazione (ad esempio, le campagne elettorali e i dibattiti parlamentari, sulla base di ciò che l’elettorato e i legislatori decidono di scegliere). Proprio grazie a questo elemento di dibattito pubblico – un dibattito che deve avvenire prima del voto – il risultato delle elezioni politiche (la ripartizione del potere tra partiti rivali) è qualcosa di diverso da un semplice sondaggio d’opinione. Ciò non ha molto a che fare con i processi di conoscenza scientifica, quanto con l’aspettativa che i problemi politici possano essere affrontati con la soluzione più razionale possibile. Questa “aspettativa di razionalità” richiede infatti che – nella formulazione di proposte significative – informazioni affidabili e buone ragioni siano pubblicamente messe sul tavolo. In questo processo, le ragioni normative spesso giocano un ruolo più importante dei dati empirici effettivi o delle analisi degli esperti. In ogni caso devono sempre essere ragioni capaci di “quantificare”. Questa dimensione cognitiva della formazione della volontà (sia dei cittadini che dei politici) assume un’importanza ancora maggiore quando l’orizzonte di incertezza, in cui dobbiamo prendere decisioni, cresce».
La fiducia nella forza della ragione e del dialogo rimarranno tra gli insegnamenti più significativi che Habermas ci abbia lasciato in eredità.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
J. Habermas, M. Schwerin, Im Sog der Gedanken, «Frankfurter Rundschau», 14/15 giugno 2014.
J. Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza 2005.
J. Habermas, Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa, Raffaello Cortina Editore, 2023.
Autore
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Si occupa di media digitali dal 1999: è co-fondatore di Pquod e VentunoLab, società specializzate nella comunicazione web e nell’analisi di dati. Ha svolto attività di docenza per il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Milano. Dal 2011 pubblica sulle testate Linkiesta, pagina99, Gli Stati Generali. È il direttore responsabile di Controversie. Per le pubblicazioni: https://scholar.google.com/citations?hl=it&user=zSiJu3IAAAAJ
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